Che cosa è la Convergencia?

La Convergencia è un modello innovativo di aggregazione politica per la costituzione di liste per le elezioni locali, introdotto per la prima volta in Spagna e successivamente in Francia.

In Spagna l’esperienza più famosa è quella che diede vita alla lista Barcelona en comù, che vinse le elezioni comunali di Barcellona nel 2015 con sindaco Ada Colau, successivamente rieletta con un secondo mandato che dura fino ad oggi. Nello stesso periodo furono decine le città spagnole che adottarono lo stesso modello per le elezioni comunali, portando molte di esse alla guida di Comuni spagnoli. Recentemente lo stesso modello è stato adottato dalle liste unitarie di sinistra ecologista alle elezioni municipali in Francia.

L’innovazione politica consiste nell’organizzazione di preparazione della convergenza e negli strumenti informatici di “tecnopolitica” adottati per facilitare il processo.

La tecnopolitica ci porta nel modo di fare politica del 21° Secolo, in quanto la piattaforma informatica adottata permette ai cittadini che aderiscono al progetto di determinare direttamente la creazione della lista in modo trasparente e pubblico.

La convergenza sostanzialmente è il processo che porta alla creazione di una aggregazione politica partecipata fondata sul programma comune.

Organizzazione. La convergenza nasce con la costituzione di un comitato promotore. Il comitato ha una caratteristica essenziale, da un indirizzo politico generale alla convergenza – spesso di aggregazione tra forze socialiste, ecologiste e civiche – ma si mantiene neutrale in relazione alle forze politiche e civiche la cui adesione alla convergenza promuove. La neutralità è fondamentale per la riuscita del progetto, in quanto è il comitato a gestire tutto il processo. Per garantire ciò tutti i suoi membri non si candideranno nella lista emergente dalla convergenza.

Il comitato può nascere in modo autonomo oppure dall’appoggio esterno di un nucleo di forze politiche e sociali. Il meccanismo è simile a quello della gestione della campagna referendaria sull’acqua pubblica in cui il comitato promotore era neutrale rispetto ai movimenti politici e sociali i cui attivisti partecipavano alla campagna. In sostanza la campagna avveniva sotto la bandiera del movimento per l’acqua e mai con le bandiere dei gruppi aderenti. Ciò è importante perché nella prima fase non connota il comitato in modo univoco e permette successive adesioni.

Il primo passo è la scelta della piattaforma tecnopolitica. La piattaforma è il centro di tutte le attività dal vivo e online afferenti alla creazione della lista. Le sue funzioni principali sono di facilitare la scrittura di un programma politico partecipato, che avviene per proposte votate sulla piattaforma e successivi emendamenti, anche attraverso l’uso di cellulari. La piattaforma inoltre permette di votare l’adesione alla convergenza di liste di partiti politici, movimenti civici formali ed informali e di votare i candidati sindaco e consiglieri della lista. Inoltre permette di programmare la gestione di tutti gli incontri dal vivo per la presentazione del programma in corso di scrittura e degli incontri dal vivo per le votazioni, oltre che la gestione dei gruppi di attivisti territoriali.

Piattaforma tecnopolitica. Dal 2015 ad oggi sono stati sviluppate diverse piattaforme di tecnopolitica, da non confondersi con la “beffa tecnologica” della piattaforma Rosseau del M5S. Sono tutte piattaforme sviluppate in software libero che garantiscono l’assoluta integrità dei dati e e delle votazioni che viene garantita dall’hosting della piattaforma presso un provider specializzato, in grado di certificare l’autenticità delle transazioni.

Per il modello che noi promuoviamo abbiamo scelto di adottare quella sviluppata a partire dal 2015 dal Comune di Barcellona attraverso fondi europei perché è quella tuttora in corso di sviluppo ed è quella adottata da decine di liste in tutta Europa. La piattaforma si chiama Decidim (www.decidim.org).

L’interfaccia utente ed il manuale di amministrazione sono stati tradotti in italiano dal nostro gruppo di lavoro e sono quindi immediatamente disponibili per una installazione dedicata ad una lista italiana. Gli attivisti del gruppo di lavoro possono fornire inoltre un breve e veloce addestramento all’uso della piattaforma ai membri del comitato promotore della convergenza. Il suo funzionamento viene spiegato in dettaglio in un documento tecnico.

Il secondo passo è la scrittura di un programma di massima, a griglia tematica. Il programma iniziale sarà successivamente emendato dai gruppi locali attraverso incontri con i cittadini e dal gruppi politici e sociali che aderiscono al progetto.

Il terzo passo è la presentazione pubblica del progetto che avviene attraverso il lancio del sito contenente la piattaforma tecnopolitica. Attraverso la piattaforma il gruppo promotore costituisce i gruppi locali, a cui gli attivisti possono iscriversi dalla piattaforma. I gruppi sono il fulcro dell’organizzazione, perché saranno loro a gestire gli incontri dal vivo di presentazione del progetto.

Il quarto passo, dopo una prima fase di formazione degli attivisti, è la disseminazione del programma sul territorio, attraverso i gruppi locali che cominciano ad effettuare incontri dal vivo nella città. Negli incontri viene presentato il programma di massima e vengono invitati i cittadini a presentare proposte ed emendamenti che verranno successivamente registrati sulla piattaforma nel caso di incontri dal vivo. Vengono inoltre registrati alla piattaforma tutti i cittadini interessati fornendo loro un codice univoco di voto.

Nel corso del processo di scrittura del programma possono aderire ulteriori forze politiche e sociali della città, ognuna delle quali inviterà i propri attivisti ad iscriversi alla piattaforma e potrà emendare il programma.

Il quinto passo è la votazione del programma definitivo da parte dei cittadini iscritti sulla piattaforma.

Il sesto passo, una volta completata la scrittura del programma, è la costituzione effettiva della lista elettorale. Nel caso di elezioni comunali di una città metropolitana, andranno scelti i candidati consiglieri comunali, i candidati consiglieri municipali, il candidato sindaco ed i candidati presidenti municipali.

In base ad accordi tra gruppi politici e sociali, ogni gruppo presenterà al voto degli iscritti una lista di candidati nella piattaforma, cosi da effettuare delle elezioni primarie interne digitali che indichino i candidati. Le votazioni potranno avvenire anche via cellulare collegandosi alla piattaforma.

Nel secondo turno la piattaforma potrà anche essere usata per dare agli iscritti il potere di dare l’indicazione di voto ad un candidato sindaco in ballottaggio.

Accelerazionismo … e decrescita? Gli strani compagni di letto della sinistra

di Aaron Vansintjan – Institute of Social Ecology, 2016
(Traduzione di Marco Giustini)

Più di un anno fa ho vissuto a Barcellona, dove ho avuto la fortuna di assistere alla vittoria alle elezioni comunali di un movimento sociale, in gran parte alimentato da cooperative, squat ed altri spazi autonomi. Avevo trascorso l’anno coinvolto in un gruppo che studia e sostiene la “decrescita”: l’idea che dobbiamo ridimensionare la produzione ed il consumo per avere una società più equa, e che quindi dobbiamo smantellare l’ideologia della “crescita economica a tutti i costi”. Come potete immaginare, passano gran parte del loro tempo cercando di chiarire idee sbagliate: “No, non siamo contrari alla crescita degli alberi. Sì, vorremmo anche che i bambini crescessero. Sì, ci piacciono anche le cose belle come l’assistenza sanitaria“.

Ma da un anno vivo a Londra. Là, l’ideologia attivista sembrava essere permeata dagli “accelerazionisti”, i quali sostengono che il capitalismo e le sue tecnologie dovrebbero essere spinti oltre i propri limiti, per creare un nuovo futuro post-capitalista.

L’accelerazionismo è quasi come se, dopo aver cercato di eludere un buco nero, l’equipaggio di una astronave decidesse che la migliore linea d’azione fosse quella di tornare indietro e lasciarsi risucchiare – “hey, potrebbe esserci qualcosa di bello dall’altra parte!” Dopo un anno di esperienze in alcuni circoli di attivisti londinesi, ora capisco meglio da dove viene: decenni di tagli del governo, schiacciamento dei sindacati, finanziarizzazione totale della città e mancanza di accesso alle risorse per l’organizzazione della comunità hanno fatto sì che gli attivisti londinesi sono sistematicamente in crisi: esausti, isolati e sempre sulla difensiva.

Questi due mondi si sono incontrati in un triste sabato pomeriggio lo scorso inverno in un evento chiamato “Future Society Forum“. Dopo una breve introduzione di Nick Srnicek, un eminente accelerazionista, attivisti di tutta Londra sono stati invitati a riflettere su come potrebbe essere un’utopia di sinistra.

La sala era divisa in diversi tavoli tematici: lavoro, salute, ambiente e risorse, istruzione, ecc. Per prima cosa ci è stato chiesto di inserire dei post-it con idee per il “futuro” specifico di ogni tema. (Comicamente, qualcuno aveva messo il “reddito di base” su ogni singolo tema prima ancora che l’evento fosse iniziato – un tentativo di messaggistica subliminale?) Quindi, ci è stato chiesto di dividerci in gruppi per discutere ogni tema.

Dato il mio background, ho deciso che avrei potuto contribuire maggiormente al tema “ambiente”, anche se ero certamente interessato a unirmi anche agli altri. Dopo una discussione di 15 minuti, è giunto il momento per ogni gruppo di fornire informazioni all’assemblea plenaria.

Non sorprende che il gruppo “ambiente” abbia immaginato una società decentralizzata in cui le risorse fossero gestite dalla bioregione: un’economia partecipativa, a bassa tecnologia ed a basso consumo, dove tutti devono fare un pò di agricoltura e un pò di pulizia, e dove la città è perfettamente integrata con la campagna. Sono abbastanza sicuro di aver sentito delle risatine mentre la nostra utopia veniva letta ad alta voce.

Il gruppo “lavoro”, d’altra parte, immaginava un futuro con macchine che avrebbero fatto tutto per noi, richiedendo grandi fabbriche, dove tutto il lavoro (se ce n’era) fosse ricompensato allo stesso modo, dove nessuno doveva fare quello che non voleva, in cui i sistemi informatici high-tech controllavano l’economia. In altre parole, “il comunismo di lusso completamente automatizzato”.

Parliamo della distorsione da selezione (NdT La distorsione da selezione è una caratteristica di un campione di dati osservati che è da attribuirsi alle limitazioni delle tecniche di osservazione impiegate per ottenere tali dati anziché a caratteristiche intrinseche di ciò che si osserva).

Tuttavia, una parte di me si aspettava più di una risatina. Ma la sfida diretta non è mai arrivata. Gli accelerazionisti rimproveravano ai decrescitisti di avere un’utopia divoratrice di larve mentre rimuginavano sui loro tecno-feticci. Era solo un armistizio per prepararsi a una battaglia più grande lungo la strada, o c’era davvero meno animosità di quanto immaginassi?

Per capire meglio da dove provenissero, ho deciso di controllare di cosa parlavano questi accelerazionisti. Ho preso una copia elettronica di “Inventare il futuro. Per un mondo senza lavoro” (Nero, 2018) ed ho letto il “Manifesto Accelerazionista” (Laterza, 2018)— entrambi scritti da Alex Williams e Nick Srnicek.

Quando ho finito di leggere le opere dei più importanti accelerazionisti (da allora ho appreso che Williams e Srnicek ora prendono le distanze dal termine, per non essere confusì con le tensioni più di destra del movimento), ho capito che la decrescita e l’accelerazionismo in realtà hanno più aspetti in comune di quanto pensassi inizialmente, sia in termini pratici (politiche e strategia), sia nelle loro posizioni ideologiche generali. E hanno molto da imparare l’una dall’altro.

Quello che segue è un pò come una relazione: una conversazione tra i due. Ci saranno alcune critiche, ma anche alcune impollinazioni incrociate. La mia discussione ruota attorno a un paio di temi: l’importanza del pensiero utopico, della tecnologia, dell’economia e della strategia politica.

Se c’è comunanza c’è anche differenza. Com’è possibile che, considerando così tanti accordi, abbiano a portata di mano un inquadramento così oppositivo del problema? In conclusione, suggerisco che la nozione di “velocità” – e le loro opinioni divergenti su di essa – è l’aspetto fondamentale per ogni posizione.

Pensiero utopico

Come ha scritto David Graeber in un altro gustoso saggio, i movimenti sociali oggi stanno sperimentando una sorta di “fatica disperata”: non si accontentano più di commiserarsi solo per i tagli ai servizi sociali, c’è stata una rinascita nel pensiero futuristico e positivo.

In effetti, sembra che un principio chiave che unisce l’accelerazionismo e la decrescita sia la loro promozione di idee utopiche. Ciò potrebbe sorprendere coloro che non hanno familiarità con la letteratura sulla decrescita – di recente, un intero libro era dedicato ad attaccare l’ipotesi della decrescita come antimoderna e come una forma di “ecologia dell’austerità”. Tuttavia, il fatto è che i pensatori della decrescita hanno riflettuto molto su come andare oltre la fuga primitivista dal moderno e immaginare un futuro a basse emissioni di carbonio, democratico e giusto. Nonostante le connotazioni negative che possono derivare da una parola come “decrescita”, ci sono state molte proposte positive e lungimiranti all’interno del movimento. I concetti chiave qui includono “desiderio”, ovvero l’enfasi che una transizione giusta non dovrebbe essere forzata ma dovrebbe provenire dalla volontà politica delle persone; “commoning” – in cui la ricchezza è gestita collettivamente piuttosto che privatizzata; il sostegno a politiche innovative come il reddito di base ed il reddito massimo nonché la riforma fiscale ecologica; la rianimazione della richiesta di Paul Lafargue per “il diritto di essere pigri”; l’abbraccio di “immaginari” ispirati dalle “nowtopie“, esperimenti di sussistenza effettivamente esistenti che puntano a diversi futuri possibili.

Lo stesso vale per gli accelerazionisti. In effetti, il punto di partenza del libro di Srnicek e Williams è che gran parte dell’attivismo di sinistra negli ultimi decenni ha abbandonato le utopie fantasiose e creative che caratterizzavano le lotte di sinistra del passato. In effetti, l’attivismo progressista, per loro, è stato in gran parte limitato a ciò che chiamano “politica popolare”: un’ideologia attivista che è si occupa solo del suo piccolo ambito, si concentra su azioni immediate e temporanee piuttosto che su organizzazioni a lungo termine, si concentra sul tentativo di creare prefigurazioni di “micro-mondi” perfetti piuttosto che ottenere un cambiamento di sistema ad ampio raggio. Questo, sostengono, è sintomatico del più ampio momento politico, in cui il consenso al partito unico neoliberista ha precluso ogni capacità di ideare politiche e mondi alternativi. E così propongono una visione del futuro che sia allo stesso tempo moderna e consapevole delle attuali tendenze economiche. Come il movimento per la decrescita, propongono che l’ideologia dominante a favore del lavoro debba essere smantellata, ma a differenza della decrescita, la prendono da un’altra direzione: proponendo un mondo in cui le persone non devono sottomettersi alla fatica ma possono invece perseguire i propri interessi lasciando che le macchine facciano tutto il lavoro, in altre parole il “comunismo di lusso completamente automatizzato”.

Ciò che unisce i due è una strategia controegemonica che crea immaginari ed etiche alternative, che sfida il momento neoliberista insistendo sul fatto che altri mondi sono possibili e, in effetti, desiderabili. Per gli studiosi come Demaria ed altri, la decrescita non è un concetto a sé stante ma una “cornice interpretativa” che riunisce una costellazione di termini e movimenti. Per gli accelerazionisti, parte della strategia consiste nel promuovere una nuova serie di rivendicazioni “universali” che consentano la messa in essere di nuove sfide politiche. Inoltre, chiedono una “ecologia delle organizzazioni” – pensate think tank, ONG, collettivi, gruppi di pressione, sindacati, che possono tessere insieme una nuova egemonia. Per entrambi, è necessario minare le ideologie esistenti, da un lato, fornendo loro forti confutazioni, e, dall’altro, istituendone di nuove (ad esempio post-lavoro, convivialità). Il risultato sono due proposte forti per futuri alternativi che non hanno paura di sognare in grande.

Pluralismo economico, monismo politico?

Quarant’anni dopo che il padrino neoconservatore Irving Kristol ha criminalizzato la Nuova Sinistra per “aver rifiutato di pensare economicamente” nel suo famoso discorso alla Mont Pelerin Society, è interessante che questi due quadri emergenti stiano ancora una volta centrando l’economia nella loro analisi. In effetti, entrambi i quadri propongono politiche economiche sorprendentemente simili. Condividono richieste come il reddito di base universale, la riduzione dell’orario di lavoro e la democratizzazione della tecnologia. Tuttavia, differiscono in altre richieste: Williams e Srnicek sottolineano il potenziale dell’automazione per affrontare la disuguaglianza e concentrarsi sul ruolo dei progressi tecnologici nell’ulteriore sfida alla precarietà o nella liberazione della società. Come parte di questo, parlano a lungo dell’importanza dell’innovazione guidata dallo Stato e dei sussidi per la ricerca e lo sviluppo e di come questo debba essere rivendicato dalla sinistra. Al contrario, studiosi della decrescita come Giorgos Kallis e Samuel Alexander hanno proposto una piattaforma più diversificata di politiche, che vanno dal reddito minimo e massimo, alla riduzione dell’orario di lavoro e alla condivisione del tempo, alla riforma bancaria e finanziaria, alla pianificazione e al bilancio partecipativo, alla riforma fiscale ecologica, al sostegno finanziario e legale per l’economia solidale, alla riduzione della pubblicità, ed alla abolizione del PIL come indicatore di progresso. Queste sono solo alcune delle molte politiche proposte dai sostenitori della decrescita – il punto è, tuttavia, che i decrescitisti tendono a sostenere un’ampia piattaforma politica piuttosto che un insieme di “facili vittorie” strategiche che cambiano il sistema.

In più punti del loro libro, Srnicek e Williams esortano la sinistra a impegnarsi ancora una volta con la teoria economica. Sostengono che, mentre l’economia tradizionale deve essere sfidata, strumenti come la modellazione, l’econometria e la statistica saranno cruciali per sviluppare una visione positiva e rinnovata del futuro.

In effetti, verso la fine del libro, fanno un’offerta per un’economia “pluralista”. Sulla scia della crisi del 2008, la sinistra ha risposto con un “keynesismo improvvisato”. Poiché l’attenzione era stata in gran parte concentrata su una critica del capitalismo, c’era una grave mancanza di teorie economiche alternative a cui attingere. Esortano a riflettere su questioni contemporanee che non sono facilmente affrontate dalla teoria economica keynesiana o marxista: la stagnazione secolare, “il passaggio ad un’economia informativa, fondata sulla post-scarsità”, approcci alternativi al quantitative easing e possibilità di una piena automazione ed un reddito di base universale, tra gli altri. Sostengono che c’è bisogno per la sinistra di “pensare attraverso un sistema economico alternativo” che attinga da tendenze innovative che vanno dalla “teoria monetaria moderna (MMT) all’economia della complessità, dall’economia ecologica a quella partecipativa”,

Tuttavia, sono rimasto deluso da quelle che consideravano forme economiche “plurali”. C’era poca menzione della vasta gamma di campi eterodossi come l’economia istituzionale, l’economia post-keynesiana, la teoria dei beni comuni, l’economia ambientale, l’economia ecologica e la teoria del post-sviluppo. Sono questi campi che hanno offerto alcune delle sfide più forti all’economia neoclassica e farebbero bene a impegnarsi nel loro studio.

Questo divario non è minore. Piuttosto, riflette questioni più profonde all’interno dell’intero quadro accelerazionista. Per un libro che menziona il cambiamento climatico come uno dei principali problemi che dobbiamo affrontare – menzionato anche nella prima frase del loro Manifesto Accellerazionista – c’è sorprendentemente poco impegno con le questioni ambientali. Eppure sono questi campi economici eterodossi non menzionati che hanno fornito alcune delle risposte più utili all’attuale crisi ambientale, arrivando persino a fornire modelli robusti e analisi econometriche per testare le proprie affermazioni.

Lo stesso divario non si trova nella letteratura sulla decrescita. In effetti, il movimento è stato ispirato in larga misura da economisti ribelli come Nicholas Georgescu-Røegen, Cornelius Castoriadis, Herman Daly, Eleanor Ostrom e JK Gibson-Graham. Le sessioni sulla decrescita sono ora la norma in molte conferenze di economia eterodossa, proprio come le conferenze sulla decrescita sono in gran parte dominate dalle discussioni sull’economia.

Prendendo con calma le lezioni dall’economia istituzionale, i pensatori della decrescita hanno sottolineato che non ci sono panacee: nessuna singola politica farà il trucco, è necessaria una piattaforma politica diversificata e complementare per compensare i circuiti di feedback che possono derivare dall’interazione tra diverse politiche.

Da questo punto di vista, le politiche strategiche proposte dagli accelerazionisti – reddito di base, automazione, riduzione dell’orario di lavoro – iniziano a sembrare piuttosto semplicistiche. Concentrarsi su tre politiche fondamentali rende la lettura elegante e semplici i cartelli per le manifestazioni, ma ha anche un prezzo: quando queste politiche vengono attuate e producono effetti negativi imprevisti, ci sarà poca volontà politica di continuare a sperimentarle. Preferirei scommettere su una solida piattaforma multi-politica, abbastanza resiliente da affrontare i circuiti di feedback negativi e non troppo dogmatica su quale dovrebbe essere implementata per prima.

Un punto di forza degli accelerazionisti è la loro enfasi sul fatto che le politiche economiche si realizzano attraverso la politica e quindi devono essere vinte attraverso l’organizzazione politica. In tal modo, compiono il passo cruciale oltre l’economicismo, il termine usato da Antonio Gramsci per riferirsi alla sinistra che ha messo in attesa l’attivismo antiegemonico fino a quando le “condizioni economiche” non lo avrebbero favorito. Lo stesso non si può sempre dire della sinistra ambientalista: scarsità, limiti ambientali – questi sono spesso imposti come spettri apolitici che prevalgono su tutte le altre preoccupazioni.

Eppure, nonostante tutte le loro richieste per una visione unitaria e utopica, rimango preoccupato per il tipo di utopia che hanno proposto e quindi per il tipo di politica che ritengono necessaria. Mentre la “politica popolare” è in parte una definizione promettente di attivismo che non riesce a crescere, diventa anche facilmente un modo per respingere tutto ciò che non si adatta alla loro idea di cosa sia realmente la politica .

Prendiamo, ad esempio, la loro eliminazione della risposta popolare argentina alla crisi finanziaria. Sotto il loro sguardo, la “svolta nazionale su larga scala verso l’orizzontalismo” che ha coinvolto le assemblee di quartiere dopo la recessione del 1998 “è rimasta una risposta localizzata alla crisi” e “non si è mai avvicinata al punto di sostituire lo Stato”. Le fabbriche gestite dai lavoratori non sono riuscite a crescere e “sono rimaste necessariamente incorporate nelle relazioni sociali capitaliste”. In conclusione, affermano che il “momento” dell’Argentina è stato “semplicemente un balsamo per i problemi del capitalismo, non un’alternativa”. Sostengono che si trattasse semplicemente di una risposta di emergenza, non di un concorrente.

Ma questa è una visione molto problematica di ciò che costituisce “il politico”. Attingendo a decenni di rapporti sulle lotte popolari dell’America Latina e sul coinvolgimento in esse, Raùl Zibechi sostiene che, a seguito dell’abbandono neoliberista da parte dello stato, i contadini, i popoli indigeni e gli abitanti delle baraccopoli stanno creando nuovi mondi e risorse che operano in modo diverso dalla logica dello stato e del capitale. Queste nuove società non fanno richieste ai partiti politici e non sviluppano programmi per la riforma elettorale. Invece, si organizzano ” con/tro ” (con e contro) le istituzioni esistenti “riterritorializzando” i loro mezzi di sussistenza, costruendo economie diverse e orizzontali e sollevandosi in rivolta nei momenti critici.

Sotto lo sguardo di Zibechi, la stessa reazione popolare argentina è descritta come un momento in cui “l’impossibile diventa visibile”. Ciò che ribolliva sotto la superficie si rivela “come un fulmine che illumina il cielo notturno”. Piuttosto che essere “risposte di emergenza”, la risposta argentina era pratica e strategica, non così spontanea e disorganizzata come descrivono Srnicek e Williams.

Allo stesso modo con la politica di genere; anche se Williams e Srnicek riconoscono le teorie economiche femministe sulla cura e sul lavoro riproduttivo, ciò che si qualifica come politica “reale” rientra in regni molto egemonici: lobbismo, formazione di think tank, piattaforme politiche, sindacati e modelli economici. Ma che dire di altri tipi di resistenza, come quelle evidenziate da Zibechi: collettivi per l’infanzia, insediamenti occupati e organizzati autonomamente, scuole e cliniche organizzate dalla comunità, cucine collettive e blocchi stradali? Come si inseriscono queste pratiche, ora chiamate “commoning”, nella loro “ecologia delle organizzazioni”?

Temo che gli accelerazionisti, come la contrarietà ad assumere i contadini come agenti rivoluzionari da parte di Friedrich Engels, rifiutino implicitamente la possibilità che le lotte indigene e antiestrattiviste siano importanti potenziali alleati. Se il successo politico è misurato esclusivamente da obiettivi statalisti, le vittorie non stataliste rimarranno invisibili.

Al contrario, i pensatori della decrescita hanno collaborato con studiosi del post-sviluppo come Ashish Kothari e Alberto Acosta, e hanno contribuito a creare una rete mondiale di giustizia ambientale, formando alleanze con gli stessi gruppi che sarebbero i più colpiti da un aumento dell’automazione e il minimo probabilmente trarrà vantaggio da politiche accelerazioniste come il reddito di base.

Sfortunatamente, ciò che Srnicek e Williams chiamano “politica popolare” finisce per giustificare la loro visione specifica della politica, una visione che è piuttosto sorprendentemente una visione del Nord, incapace di staccarsi dalle idee egemoniche degli attori politici “giusti”. Secondo questa logica, il movimento argentino “fallì” perché non poteva replicare o sostituire lo Stato. A tal fine, potrebbero trovare utile impegnarsi con teorici subalterni, studi sulla decolonializzazione, studiosi del post-sviluppo, i quali hanno tutti sfidato in modi diversi le concezioni occidentali di come si presentano resistenza, alternative e progresso. Inoltre, potrebbero interagire con i teorici dei beni comuni che dimostrano come le pratiche di commoning aprano alternative molto reali al neoliberismo. Al di là delle alleanze teoriche,questo potrebbe aiutarli a non respingere i movimenti “falliti” semplicemente perché non cercano di copiare lo Stato.

Tecnologia, efficienza e metabolismo

Per molti di sinistra, la tecnologia è secondaria rispetto alle politiche redistributive (welfare, sanità, equità occupazionale) e l’innovazione è il regno delle aziende private, non del governo.

Al contrario, gli accelerazionisti riconoscono che la tecnologia è un motore chiave del cambiamento sociale ed economico. Per Srnicek e Williams, un importante obiettivo strategico all’interno della sinistra sarebbe politicizzare la tecnologia, trasformare le macchine capitaliste per obiettivi socialisti. Dobbiamo prendere il controllo della tecnologia, democratizzarla, se vogliamo affrontare le molteplici questioni che l’umanità deve affrontare oggi. Questo gesto “moderno”, che evita il primitivismo e la voglia di tornare a un passato “più semplice”, è sicuramente apprezzato.

Srnicek e Williams dedicano gran parte del libro a discutere di come l’automazione stia trasformando le relazioni sociali ed economiche in tutto il mondo. Non solo la robotizzazione del posto di lavoro rende inutili così tanti lavoratori nel Nord del mondo, ma l’automazione sta iniziando ad avere i suoi effetti in paesi in rapido sviluppo come la Cina. Arrivano al punto di collegare l’informatizzazione di vaste fasce di umanità – abitanti delle baraccopoli, migranti rurali-urbani – come un’indicazione che il capitalismo non ha più nemmeno bisogno del suo “esercito di riserva del lavoro”. L’avvento dell’automazione significa che potremmo entrare di nuovo in un mondo di disoccupazione di massa, dove la manodopera diventa a buon mercato e tutto il potere sarà nelle mani del datore di lavoro.

La loro risposta a questo è piuttosto coraggiosa: piuttosto che fuggire da questa “realtà” moderna, suggeriscono di spingere per una sempre maggiore automazione – alla fine ponendo fine alla necessità di lavoro meccanico e realizzando un “comunismo di lusso completamente automatizzato” – la loro visione di un futuro desiderabile. In questo contesto, sostengono che gli investimenti pubblici nell’innovazione saranno fondamentali per raggiungere questo obiettivo.

Ma anche se l’automazione fosse in aumento, sono scettico su come potrebbe limitare l’espansione verso l’esterno del capitalismo. Come ha sostenuto Peter Linebaugh, i luddisti si opposero all’automazione non solo perché stava costando loro il lavoro, ma perché sapevano che l’automazione della produzione tessile significava la schiavitù e il coinvolgimento nel sistema capitalista di milioni di schiavi e di indigeni nelle colonie. L’automazione, da questo punto di vista, è un problema locale supportato da una prospettiva miope nordica: non eliminerà il disboscamento in continua espansione, i recinti, la distruzione dei mezzi di sussistenza e la creazione di classi itineranti costrette nell’economia estrattivista. Indipendentemente dal fatto che l’automazione sia capitalista o comunista, senza essere regolamentata, è destinata ad aumentare i conflitti ambientali a livello globale. Ma l’aumento dei tassi di estrazione delle risorse non è menzionato come un problema nel libro,né propongono un’alleanza strategica con le persone colpite dall’industria estrattiva.

Questo porta a quello che è forse il divario più frustrante dell’intero libro: le loro proposte ambientali molto deboli. Anche se l’attuale crisi ambientale è chiaramente menzionata all’inizio del libro come uno dei problemi più urgenti dell’umanità, non forniscono alcuna chiara proposta politica. Ci sono due eccezioni; quando discutono del motivo per cui l’automazione potrebbe effettivamente essere una buona cosa, menzionano anche che una maggiore efficienza ridurrebbe l’uso di energia. Altrove, suggeriscono che il passaggio a una settimana lavorativa di quattro giorni limiterebbe anche il consumo di energia del pendolarismo.

Ma l’efficienza non funziona in questo modo. In qualsiasi regime politico in cui non ci sono limiti o regolamenti sufficienti sull’uso totale di energia e materiali nella società (capitalista o comunista) e i profitti degli investimenti sono investiti in una maggiore produzione, i progressi nell’efficienza faranno aumentare esponenzialmente il rendimento energetico e materiale. Questo è chiamato effetto di rimbalzo o paradosso di Jevons. Quindi, senza limitare in qualche modo l’uso delle risorse e dell’energia (ad esempio tassandole), qualsiasi progresso in termini di efficienza porterà probabilmente a un uso maggiore delle risorse, non inferiore. Allo stesso modo, non vi è alcuna garanzia che troncare la settimana lavorativa sarà più rispettoso dell’ambiente. Efficienza e più tempo libero possono portare altrettanto facilmente a più danni ecologici, non meno.

È qui che le analisi accelerazioniste e decrescitiste differiscono maggiormente. La decrescita prende come questione chiave il “metabolismo” dell’economia, ovvero quanta energia e materiali utilizza. Poiché l’innovazione consente l’accelerazione di questo metabolismo e poiché un aumento del metabolismo ha impatti sociali ed ecologici disastrosi, troppo spesso scaricati su persone che non beneficiano della tecnologia, è necessario un processo decisionale collettivo sui limiti della tecnologia.

In questo modo, semplicemente riappropriarsi della tecnologia, o renderla più efficiente, non è sufficiente. Infatti, senza trasformare totalmente il modo in cui il capitalismo reinveste il suo surplus – richiedendo una trasformazione fondamentale dei sistemi finanziari – l’automazione purtroppo aiuterà a espandere il capitalismo, piuttosto che consentirci di superarlo.

Se il capitalismo cerca sempre di collettivizzare i costi e privatizzare i profitti, allora il comunismo non dovrebbe concentrarsi sulla collettivizzazione dei profitti e sull’esternalizzazione degli impatti a persone lontane o alle generazioni future. Questo è il pericolo del “comunismo di lusso completamente automatizzato”. Questi pericoli non sono discussi nei testi accelerazionisti, ma dovrebbero esserlo.

Forse questa è la differenza ideologica chiave: gli accelerazionisti compiono un gesto modernista così estremo da rifiutare la necessità di limitare la loro utopia: ci sono solo possibilità. Al contrario, la decrescita si basa su limiti politicizzanti che, fino ad ora, sono stati lasciati alla sfera privata. Ciò potrebbe significare dire, per usare le parole di un dipendente di Wall Street, “preferirei di no” ad alcune tecnologie.

Cos’è la velocità?

Dice qualcosa sui tempi in cui due importanti segmenti della sinistra radicale hanno gravitato sui termini “decrescita” e “accelerazionismo”, all’incirca l’opposto che si potrebbe ottenere. Ovviamente non è una novità: simili filoni opposti hanno svolto la loro parte nei movimenti sociali del passato: dovremmo distruggere le macchine o prenderle nelle nostre mani? Dovremmo afferrare i regni dello Stato o rinnegarlo definitivamente?

Eppure anche qui c’è qualcosa di piuttosto nuovo: l’introduzione della questione della velocità nel pensiero di sinistra. Lo fanno in modi molto diversi. Per la decrescita, “crescita” è l’accelerazione dei flussi energetici e materiali del sistema economico a tassi esponenziali, così come l’ideologia che la giustifica. Chiamiamo questa, velocità socio-metabolica. Il loro progetto politico si riduce quindi a sfidare quell’ideologia a testa alta, così come a ripensare la teoria economica per consentire alle società di garantire il benessere, ma anche di trasformare il modo in cui l’energia e i materiali vengono usati, necessari per un sistema economico più giusto.

Gli accelerazionisti, d’altra parte, pensano alla velocità in modo molto più figurato: si riferiscono al concetto marxista delle condizioni materiali delle relazioni umane – per loro accelerare significa andare oltre i limiti del capitalismo, che richiede una posizione totalmente moderna. Questa è la velocità socio-politica: il cambio di marcia delle relazioni sociali, come risultato del cambiamento dei sistemi tecnologici.

Entrambi, penso, hanno messo il dito su una questione cruciale dei nostri tempi, ma da direzioni leggermente diverse: può essere democratizzato ciò che ci dà la modernità – una colossale rete infrastrutturale globale di estrazione, trasporto e fabbricazione? Per gli accelerazionisti, ciò richiederebbe rendere quella rete più efficiente e modificare i sistemi politici per renderla più facile da convivere, spostando gli ingranaggi delle relazioni sociali oltre il capitalismo. Per i decrescitisti, richiederebbe il rallentamento di quel sistema e lo sviluppo di sistemi alternativi al di fuori di esso. Non credo che questi due obiettivi si escludano a vicenda. Ma richiederebbe andare oltre le formule semplicistiche per il cambiamento di sistema da un lato e le posizioni anti-moderne dall’altro.

Ma vale anche la pena fare un ulteriore passo avanti e chiedersi se quel sistema infrastrutturale accetterebbe davvero di buon grado questi cambi di marcia, o se semplicemente ucciderà il passeggero.

Per navigare in questa domanda è utile rivolgersi brevemente al più importante “filosofo della velocità”: Paul Virilio. In Velocità e politica (Multhipla, 1982), Virilio traccia come i cambiamenti nelle relazioni sociali siano stati determinati dalla maggiore velocità di persone, macchine e armi. Attraverso gli occhi di Virilio, la storia della lunga emersione dell’Europa dal feudalesimo nella modernità del XX secolo è stata quella del crescente metabolismo dei corpi e delle tecnologie. Ogni regime successivo significava una ricalibrazione di questa velocità, accelerandola, gestendola. Per Virilio, i sistemi politici – siano essi totalitari, comunisti, capitalisti o repubblicani – sono emersi sia come risposta a questo cambiamento di velocità sia come un modo per gestire la coesistenza umano-tecnologica.

Ciò che è importante per questa discussione è che Virilio non separa i due tipi di velocità: cambiare i rapporti sociali significava anche cambiare i tassi metabolici: sono gli stessi e devono essere teorizzati simultaneamente.

Ciò potrebbe essere utile sia per la decrescita che per l’accelerazionismo. Mentre la decrescita non ha un’analisi succinta di come rispondere ai mutevoli regimi socio-tecnici di oggi – il punto di forza dell’accelerazionismo – allo stesso tempo l’accelerazionismo sotto-teorizza i maggiori flussi materiali ed energetici risultanti da questo cambio di marcia. In altre parole, l’efficienza da sola può limitare i suoi effetti disastrosi. Come hanno sottolineato i teorici della decrescita, i limiti ambientali devono essere politicizzati; il controllo sulla tecnologia deve quindi essere democratizzato; I tassi metabolici devono essere rallentati se si vuole che la Terra rimanga vivibile.

Per concludere, l’accelerazionismo si presenta come una metafora troppo sottile. Uno schizzo sul tovagliolo dopo un’eccitante cena, i dettagli più fini colorati negli anni successivi, ma il tovagliolo sembra un pò consumato.

Bisogna dare grandi risposte a domande senza risposta e non una semplicistica esortazione a “spostare gli ingranaggi del capitalismo”. Quando le marce vengono cambiate, il problema dei limiti metabolici non sarà risolto semplicemente attraverso l ‘”efficienza”: bisogna riconoscere che una maggiore efficienza e automazione hanno, e probabilmente lo farebbero ancora, portato ad un aumento dell’estrattivismo ed all’aumento delle ingiustizie ambientali a livello globale. O un altro: cosa significa “accelerazionismo” nel contesto di una macchina da guerra che storicamente ha prosperato sulla velocità, sulla logistica e sulla conquista della distanza? È possibile un’accelerazione non violenta, e come sarebbe la lotta di classe in quello scenario?

Per essere onesti, anche la parola “decrescita” non risponde a molte grandi domande. Si è discusso poco sulla possibilità di una decelerazione di massa quando, come mostra Virilio, tutti i cambiamenti di massa nelle relazioni sociali sono storicamente avvenuti attraverso l’accelerazione. L’egemonia può rallentare? Se la decrescita manca di una solida teoria su come realizzare il cambio di regime, allora l’accelerazionismo di Williams e Srnicek non consente un vocabolario pluralista che guarda oltre la sua idea ristretta di ciò che costituisce il cambiamento di sistema. Eppure, i fautori di ciascuna ideologia si troveranno probabilmente nella stessa stanza nei decenni a venire. Nonostante il loro “brand” opposto, probabilmente dovrebbero parlare. Hanno molto da imparare l’uno dall’altro.

Fonte: https://social-ecology.org/wp/2016/09/accelerationism-degrowth-lefts-strangest-bedfellows

Autore: Aaron Vansintjan sta attualmente completando un dottorato di ricerca in politica alimentare e gentrificazione presso il Birkbeck College dell’Università di Londra. È co-editore di Uneven Earth , un sito web lento che politicizza le questioni ambientali.

Terminata la traduzione di Beautiful Trouble!

Il ciclopico lavoro collettivo di traduzione della “bibbia” dell’attivismo creativo americano è finito. Siamo in cerca di un editore che pubblichi la versione cartacea al termine della revisione professionale del testo che verrà fatta da Alfabeta di Roma, all’incirca nella primavera 2021.

I Gruppi di acquisto solidale

I Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) sono definiti dalla Legge n. 244 del 24/12/2007

L. 24-12-2007 n. 244 – Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008). Pubblicata nella Gazz. Uff. 28 dicembre 2007, n. 300, S.O.

Art. 1 comma 266

Sono definiti «gruppi di acquisto solidale» i soggetti associativi senza scopo di lucro costituiti al fine di svolgere attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi, senza applicazione di alcun ricarico, esclusivamente agli aderenti, con finalità etiche, di solidarietà sociale e di sostenibilità ambientale, in diretta attuazione degli scopi istituzionali e con esclusione di attività di somministrazione e di vendita.

Art. 1 comma 267

Le attività svolte dai soggetti di cui al comma 266, limitatamente a quelle rivolte verso gli aderenti, non si considerano commerciali ai fini dell’applicazione del regime di imposta di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, ferme restando le disposizioni di cui all’articolo 4, settimo comma, del medesimo decreto, e ai fini dell’applicazione del regime di imposta del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

Art. 1 comma 268

All’onere derivante dalle disposizioni di cui ai commi 266 e 267, valutato in 200.000 euro annui a decorrere dall’anno 2008, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 5, comma 3-ter, del decreto-legge 1° ottobre 2005, n. 202, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2005, n. 244.

Locazione a cooperative sociali e cedolare secca

Fonte: FiscoOggi, rivista online dell’Agenzia delle Entrate – 14/11/2016

https://www.fiscooggi.it/posta/locazione-cooperative-sociali-e-cedolare-secca

È possibile optare per l’applicazione della cedolare secca nel caso di locazione di un appartamento a una cooperativa sociale (Onlus di diritto), che lo utilizza per persone svantaggiate? — Cinzia Girardi

risponde Gennaro Napolitano

La cedolare secca è un regime facoltativo di tassazione dei redditi derivanti da locazione (per finalità abitative) degli immobili a uso abitativo e delle relative pertinenze (articolo 3, Dlgs 23/2011). Possono optare per la sua applicazione le persone fisiche titolari del diritto di proprietà (o di altro diritto reale di godimento) sull’immobile locato, purché non agiscano nell’esercizio di un’attività di impresa, di arti o professioni. Per l’accesso al regime, occorre valutare anche l’attività esercitata dal locatario e l’utilizzo dell’immobile. Pertanto, la cedolare secca non può essere applicata ai contratti di locazione conclusi con conduttori che agiscono nell’esercizio di attività di impresa o di lavoro autonomo e ai contratti di locazione di immobili accatastati come abitativi, ma locati per uso ufficio o promiscuo. Viceversa, l’opzione può essere esercitata in relazione ai contratti di locazione conclusi con soggetti che non agiscono nell’esercizio di imprese, arti o professioni. Sono quindi compresi anche i contratti conclusi con enti pubblici o privati non commerciali (tra cui rientrano le cooperative sociali Onlus di diritto in base alla legge 381/1991), purché risulti dal contratto la destinazione degli immobili a uso abitativo in conformità alle proprie finalità. In tal caso, infatti, è soddisfatto il requisito della destinazione dell’immobile a finalità abitative previsto dalla legge (circolare n. 26/E del 1° giugno 2011, par. 1.2).

Una nuova libreria guidata dalla comunità apre a Brandon


Kate Briggs, a sinistra, Gary Meffe e Barbara Ebling si appoggiano alla ringhiera di fronte alla nuova sede di The Bookstore nell’edificio Briggs Carriage su Conant Square a Brandon. Sono co-proprietari del negozio Ebling ed il proprietario di Phoenix Books Mike DeSanto. Il modello di business prevede un comitato consultivo cittadino e un programma di certificati sostenuti dalla comunità. Foto indipendente/Lee J. Kahrs

di  Lee J. Kahrs, Addison County Independent – 19/12/2019

Penso che quando si attraversa una città e si vede una libreria indipendente, si pensa ‘Questa è una piccola città di classe’ – Kate Briggs

BRANDON – Ci vuole un villaggio per fare grandi cose, e a Brandon questo significa creare una nuova libreria indipendente.

L’ex comproprietaria della Briggs Carriage Bookstore Barbara Ebling e il proprietario della Phoenix Books Mike DeSanto si sono uniti tra loro, e con l’aiuto di un consiglio consultivo della comunità, hanno aperto The Bookstore. Il negozio, che ha aperto il 4 dicembre, occupa, tra tutti i posti, il primo piano dell’edificio Briggs Carriage all’8 di Conant Square di fronte all’ex stazione Mobil.

È lì che è nata la prima impresa libraria di Ebling anni fa, prima che lei e il marito, Matthew Gibbs, spostassero la Briggs Carriage Bookstore al 16 Park St. nel 2003, aprendo il Ball & Chain Café al secondo piano. Il negozio ha goduto di diversi anni di successo, ma gli impegni familiari e un margine di profitto ridotto hanno portato la coppia a chiudere il negozio nel gennaio 2012.

“Era troppo grande”, ha detto Ebling. “Lo spazio era troppo grande e stavamo cercando di fare troppo”.

Brandon non è rimasto a lungo senza una libreria. Nel maggio 2014, Steve e Melissa Errick hanno aperto la libreria Book & Leaf proprio in fondo all’isolato al 10 Park St.

Ma il negozio non è stato progettato per fare soldi, piuttosto un hobby e un lavoro d’amore per gli Errick, che vivono a Long Island, N.Y., ma si sono innamorati di Brandon mentre cercavano il posto giusto per aprire una libreria. Nel febbraio di quest’anno, il negozio ha chiuso e l’edificio è stato messo in vendita.

IL SEME DI UN’IDEA

A quel punto Ebling lavorava a Book & Leaf da un anno, all’inizio solo per riempire il part-time, ma un dipendente se n’è andato, poi un altro, ed Ebling si è trovata a gestire il negozio da sola. Un giorno dello scorso agosto, Ebling si è trovata nel negozio con il proprietario Steve Errick e lo scultore e scrittore locale B. Amore.

“Non eravamo sicuri che il nuovo acquirente dell’edificio avesse un inquilino per lo spazio del negozio al piano inferiore”, ha spiegato Ebling. “Io e B. stavamo parlando e abbiamo pensato: ‘Forse potremmo tenerlo in vita’. Così siamo andati al Center Street Bar, abbiamo preso del vino e della pizza e ci siamo detti: ‘Ok, cosa facciamo? Come possiamo farlo succedere?”.

Affittare lo spazio Book & Leaf si è rivelato troppo costoso, ma il seme di un’idea era nato. Quell’idea è cresciuta esponenzialmente quando Amore ha pensato di chiamare Mike DeSanto, proprietario di Phoenix Books a Rutland, Burlington ed Essex, e dello Yankee Book Shop a Woodstock.

Amore ha fondato il Carving Studio a West Rutland ed è stato dietro lo sforzo di produrre e posizionare la scultura in rilievo in marmo “Rudyard Kipling nel Vermont” di fronte al negozio Phoenix Books in Center Street a Rutland.

“Senza B., sarei stato troppo timido. Non l’avrei fatto”, ha detto Ebling.

Quell’unica telefonata divenne il perno di The Bookstore.

MODELLO DI BUSINESS

Quello che Ebling e Amore avevano in mente era una libreria sostenuta dalla comunità, e hanno fatto un brainstorming su chi altro in città avrebbe potuto essere una buona aggiunta al gruppo organizzativo. Il consiglio consultivo della libreria comprende Gary e Nancy Meffe, Christie Gahagan, Amore, Christine O’Leary-Eldred, Kate Briggs, Steve e Jenny Beck e Eve Beglarian.

Il gruppo ha tenuto una riunione di pianificazione questo autunno e ha invitato DeSanto.

“Gli è piaciuto quello che ha visto e quello che ha sentito”, ha detto Ebling. “Gli è piaciuto che io fossi coinvolto e avessi esperienza. Si è impegnato a mantenere vive le librerie indipendenti nel Vermont”.

DeSanto era dentro e ha investito nell’idea. Lui aveva la sua società a responsabilità limitata, Ebling ha iniziato la sua, e i due hanno accettato di collaborare con un occhio a una libreria sostenuta dalla comunità sotto l’ombrello di Phoenix Book Brandon, gestendo l’attività come The Bookstore.

“So una cosa o due”, ha detto Ebling. “Non so tutto, ma ora ho anche qualcuno che posso chiamare e dire: ‘Mike, cosa faccio? Aiuto!’ ed è così prezioso. Mi dà una prospettiva”.

UN TETTO SOPRA LA TESTA

Entra in scena Kate Briggs. Dopo mesi di ricerca di un altro spazio di vendita al dettaglio in città, Briggs, che possiede l’edificio Briggs Carriage, ha pensato che forse la sua proprietà avrebbe potuto servire alle esigenze di The Bookstore. Lo spazio al primo piano che fino a poco tempo fa era stato occupato dallo studio di ingegneria Dubois & King del segmento 6 negli ultimi due anni avrebbe funzionato.

Lei ha fatto un duro affare, insistendo su un prezzo d’affitto inaudito di questi tempi: 1 dollaro al mese, per il primo anno.

“Francamente, lo sto facendo perché è incredibilmente buono per la città”, ha detto Briggs. “Penso che quando si attraversa una città e si vede una libreria indipendente, si pensa ‘Questa è una piccola città di classe’. Penso che faccia la differenza e che aumenterà il valore di tutto”. La combinazione di Barbara e Mike, che sapevano cosa stavano facendo, che pensavano che si potesse fare, allora ho certamente sentito che si poteva fare. E ho davvero sentito che l’affitto era fondamentale”.

Lo spazio di 1.000 piedi quadrati è ben illuminato ed Ebling è entusiasta.

“Sono così eccitata”, ha detto. “È semplicemente un grande spazio”.

ARAZZO DI COMUNITÀ

Nessuno opera nel vuoto nelle piccole città, specialmente a Brandon, dove i vicini sono noti per aiutarsi a vicenda, le imprese sono altruiste e i volontari sono abbondanti come l’acqua del fiume Neshobe.

Quindi non dovrebbe sorprendere che gli Erricks abbiano donato a Ebling e al suo gruppo gran parte degli scaffali, alcune attrezzature e persino gli avanzi di magazzino per il nuovo negozio, facendo risparmiare loro migliaia di dollari.

Per quanto riguarda l’aspetto del modello di business supportato dalla comunità, il gruppo ha ideato un programma di certificazione della libreria supportata dalla comunità. Simile alla Community Supported Agriculture, o CSA, gli avventori comprano un certificato da 500 dollari e ottengono un credito equivalente sui libri acquistati al negozio. Possono riscattare fino al 10% al mese e non più di 1.000 dollari in un anno solare. Hanno anche il 20% di sconto sui libri e il 10% su altre merci per tutta la durata del certificato.

Se 20 persone comprano certificati, sono 10.000 dollari. Se 50 persone comprano certificati, sono 25.000 dollari.

“Penso che tutti siano davvero entusiasti di questo”, ha detto Briggs.

“È un bell’arazzo che si sta tessendo insieme”, ha aggiunto Ebling.

Da parte sua, DeSanto ha detto che crede nell’impresa della libreria ed è per questo che è qui.

“Sono nel settore da 25 anni e c’è ben poco che non abbia dovuto affrontare”, ha detto.

DeSanto ha diversi modelli di business in ognuno dei suoi negozi. Il negozio di Rutland è partito dopo che il Comune ha dato un finanziamento a DeSanto e 40 cittadini si sono impegnati a comprare un certificato di 1.000 dollari ciascuno.

“Una cosa è che io metta i soldi, una cosa è che Barbara metta i soldi”, ha detto. “La terza gamba di questo progetto è il sostegno della comunità. Coinvolgendo la comunità all’inizio, diventa molto più facile andare avanti”.

Il 4 dicembre, il primo giorno dell’annuale evento di shopping natalizio Moonlight Madness di Brandon, la libreria ha aperto i battenti nell’edificio Briggs Carriage. DeSanto sta rapidamente diventando un fan di Brandon.

“Questa sarà la città più unica in cui sono stato coinvolto”, ha detto. “È una piccola città, ma quando confronto la sua impronta con altre città, ha un forte nucleo di vendita al dettaglio ora che la costruzione della strada è completa. Ci vuole molto nutrimento e cura per mantenere queste cose vive”.

È anche un fan del suo partner commerciale.

“Il futuro è semplicemente aperto e non lo starei facendo se non fosse per Barbara”, ha detto. “Lei ed io sentivamo che se avessimo fatto della libreria un successo, sarebbe stato un riflesso del successo di Brandon in futuro”.

Quaderno di Pianificazione e Strategia

Per iniziare

Manifestazioni ed azioni dirette come marce e proteste di piazza, spontanee o pianificate, sono comuni nella storia dell’attivismo e fanno parte della lotta e della conquista dei diritti della società. Ma le azioni isolate, per quanto incisive, nella maggior parte dei casi non risolvono problemi complessi, né creano il cambiamento desiderato a medio o lungo termine.

La necessità di pensare al futuro, di ottenere risultati più duraturi e di avere una portata ed un’influenza politica maggiori di quelle derivanti da azioni una tantum significa lavorare nel campo della strategia.

Gli strumenti di pianificazione presentati in questa pubblicazione aiutano a stabilire obiettivi e strategie per la tua causa. L’Analisi PVC (problema, visione, cambiamento), l’Analisi del Potere, l’Analisi PASTEL (politica, ambientale, sociale, tecnologica, economica e legale), l’Analisi SWOT (forze, opportunità, minacce e debolezze) e la Mappa degli Attori aiutano a raccogliere e organizzare le informazioni che insieme permetteranno di costruire un panorama generale degli interessi in gioco, dei poteri, delle forze in azione e degli attori coinvolti. Questi strumenti rendono più facile la creazione di un piano per modificare lo scenario e verificare il potere o gli interessi stabiliti. L’Analisi dell’Obiettivo SMART ti guida dove vuoi andare.

Gli strumenti sono sempre più ricchi se sviluppati in un gruppo poiché la diversità dei punti di vista è fondamentale per la costruzione della strategia, ma ciò non significa che non possano essere utilizzati da una sola persona. Per la realizzazione di una campagna o di una pianificazione completa, è essenziale usare questi strumenti. Ma se le informazioni di cui hai bisogno sono già chiare senza applicare alcuni di questi strumenti, scegli solo quelli che ti servono di più. La lettura dell’intero materiale può aiutarti a identificare gli strumenti più appropriati per ciascun gruppo o per ogni circostanza. Questi strumenti non devono necessariamente essere applicati nella sequenza in cui sono presentati e non tutti possono essere pertinenti in tutte le situazioni.

Lasciamo alcuni spazi in tutto il testo in modo da poter prendere appunti mentre si scopre come usare ogni strumento. Collegare la nostra pratica alla teoria ci dà l’opportunità di imparare dall’esperienza e incoraggia un cambiamento nel nostro comportamento.

Questo materiale didattico fa parte di una serie di pubblicazioni della Escola de Ativismo di cui fanno parte anche due quaderni su comunicazione e azioni dirette e logistica.

Buona lettura!

Sommario

1. Analisi PVC
2. Analisi del Potere
3. Analisi PASTEL
4. Analisi dell’Obiettivo SMART
5. Mappa degli Attori
6. Analisi SWOT
7. Strategia
8. Tattiche

1. Analisi PVC (Problema, Visione e Cambiamento)

Che cos’è?

Questo è il calcio d’inizio della tua campagna. Se non hai un problema, non devi fare una campagna. Se hai un problema ma non vuoi cambiarlo, non hai motivo di fare una campagna. E se non sai dove vuoi andare, non c’è modo di iniziare.

La campagna è una serie di azioni e eventi pianificati e coordinati che dovrebbero catalizzare o far accadere il cambiamento desiderato, come impedire l’avanzamento della deforestazione delle foreste tropicali o porre fine al lavoro schiavistico nel settore tessile.

A che serve?

Serve a creare una visione comune del problema, della soluzione e della trasformazione desiderata. È essenziale coinvolgere l’intero gruppo in questa attività. Una comprensione condivisa, oltre a consentire un processo decisionale più orizzontale, garantisce la diversità delle idee e mantiene il gruppo motivato e concentrato durante la campagna. La creazione di una visione comune aiuta anche a determinare i modi per monitorare e mettere a punto l’implementazione della campagna quando necessario.

Come si fa?

1. Quali problemi stai affrontando?

Discutere e decidere su quale problema fondamentale la tua campagna intende lavorare. Approfondisci mappando gli effetti e le cause di questo problema. Se tu ed il vostro gruppo avete diversi problemi in questione e non avete chiarezza su come iniziare, un buon punto di partenza è quello di confrontare i problemi. Da lì, scegliete un problema centrale in base ai criteri da voi formulati e iniziate a mappare le cause e le conseguenze di questo problema.

  • Problema centrale
  • Cause
  • Conseguenze

2. Qual è la tua visione del mondo dopo che il problema è stato risolto?

Ogni persona del gruppo dovrebbe dare la propria risposta alla seguente domanda:  come sarebbe il mondo senza questo problema?
Usa parole, diagrammi, illustrazioni … Immagina di avere risorse illimitate (denaro, potere, ecc.). Condividi le tue visioni con il gruppo, discutete e elencate i benefici del mondo che avete immaginato.

3. Quali cambiamenti porterebbe alla luce questa visione?

Combina le tue visioni individuali del futuro per creare un’unica visione per la campagna. Discutete in profondità quali ampie azioni o cambiamenti potrebbero risolvere il problema che il gruppo identifica per raggiungere il mondo che avete visualizzato.

  • La nostra visione del mondo
  • Elenco delle modifiche

Queste azioni elencate come necessarie saranno l’obiettivo principale della campagna. Discutere della portata, decidere se ha più passaggi e percorsi. Se lo fai, puoi restringere l’attenzione o costruire una strategia di campagna a lungo termine con più progetti di campagna (sotto-campagne).

2. Analisi del Potere

Che cos’è?

È una valutazione completa dello scenario relativo al tuo tema. Esplora chi sono gli attori e quali sono gli equilibri tra loro.

Gli attori sono individui o organizzazioni che svolgono un ruolo importante contro o a favore della loro causa; sono i protagonisti, gli agenti del cambiamento.

A che serve?

L’analisi del potere serve a identificare le debolezze dei loro antagonisti, le aree in cui sono più vulnerabili, dove / come / quando è più facile premerle. È importante perché di solito non disponiamo di grandi quantità di risorse, quindi dobbiamo selezionare attentamente le opportunità chiave in cui intervenire in modo più efficace.

Come si fa?

Ci sono diversi strumenti per fare questa analisi. In generale, PASTEL, FOFA e la mappa degli attori forniscono già sufficienti informazioni per il processo decisionale.

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3. Analisi PASTEL

Che cos’è?

È la famosa analisi della congiuntura – una valutazione dei vari fattori e scenari esterni che riguardano il tema della tua campagna. Il nome PASTEL è formato dalle iniziali degli elementi che devono comporre questa analisi: politica, ambientale, sociale, tecnologica, economica e legale.

Congiunzione: insieme di circostanze che circondano un evento; situazione, contesto.

A che serve?

Serve a creare consapevolezza sul tema della tua campagna, specialmente quando è nuova. Un PASTELLO ben fatto è la chiave per valutare le tue future decisioni sulla campagna: senza di essa, il rischio di prendere decisioni sbagliate è grande. È quello che indicherà la storia del tuo problema, le legislazioni esistenti sull’argomento, come si presenta la società, chi sono gli attori coinvolti (alleati, antagonisti e colpiti) e quale è la loro posizione. PASTEL aiuta anche a livellare tutte le informazioni sull’argomento nel tuo gruppo.

Come si fa?

Fondamentalmente, con ricerca e raccolta dati. Può avvenire attraverso rapporti stampa, interviste con attori coinvolti, ricerche legislative e casi correlati, raccolta di dati su Internet o agenzie pubbliche, rapporti, ecc. Alcune domande possono guidare la tua ricerca:

Chi prende le decisioni necessarie affinché il cambiamento avvenga?
Dove vengono prese queste decisioni?
Chi sono gli attori coinvolti? Che posizione hanno? (favorevole, sfavorevole e neutrale)
In che modo questi attori sono influenzati dal problema e dal cambiamento?
In che modo la società percepisce il tema? Che posizione ha la stampa?
Il problema è dovuto alla mancanza di legislazione o alla mancata attuazione della legislazione esistente?
Il problema può essere risolto con le nuove tecnologie? Esistono già?
Quale di questi fattori (PASTEL) è più importante al momento? E quali dovrebbero diventare più importanti nei prossimi anni?
Quale di questi fattori influenza i cambiamenti necessari?

Il risultato finale dell’Analisi PASTEL è una raccolta di informazioni sul tema della tua campagna (senza un formato predefinito) ed un elenco di attori rilevanti.

Esempi di fattori che possono essere presi in considerazione includono:

FATTORE POLITICO: assenza o non conformità con le politiche pubbliche; promesse / proposte di campagna non implementate; corruzione; rapporto esecutivo-legislativo; storia di politici chiave; influenza della politica sulla causa, il cambiamento o l’obiettivo desiderato; stabilità politica; le dinamiche politiche tra le diverse parti coinvolte nel tema; tendenze per le imminenti elezioni presidenziali, statali o locali; tendenze politiche dei governanti – progressista, conservatore; influenza militare; interferenza da parte delle Nazioni Unite (o di qualsiasi altro organismo internazionale); ruolo e forza della società civile nell’elaborazione, mantenimento o esecuzione di politiche pubbliche.

FATTORE AMBIENTALE: impatti locali, regionali, nazionali e globali sull’ambiente generati o correlati ai problemi; relazione degli impatti ambientali con gli impatti sociali ed economici e nella salute della popolazione; relazioni, dossier e documenti di analisi come la VIA – Studio sull’impatto ambientale; analisi fisico-chimiche, relazioni di esperti; innovazioni ambientali legate al problema o alla causa; soluzioni nel campo ambientale; casi simili in altre regioni e in altri paesi collegati a impatti e soluzioni; impatti sull’ambiente generati durante il ciclo di produzione in relazione ai dati relativi alla causa sui cambiamenti climatici, la conservazione ambientale e l’emissione di inquinanti.

FATTORE SOCIALE: modelli di comportamento, gusti e stili di vita; tradizioni; valori; problemi di genere; diversità; questioni religiose; abitudini attuali con impatto diretto e / o indiretto sull’ambiente, la salute, l’occupazione, l’alloggio, la mobilità; sostegno o antipatia dell’attuale governo; posizionamento e potere dei media locali, regionali e nazionali sull’argomento in questione; livello di istruzione; impatti sociali negativi; abuso e mancanza di rispetto per i diritti; forme di organizzazione sociale dei gruppi e / o pubblico di interesse; conflitti; sovranità e sicurezza alimentare.

FATTORE TECNOLOGICO: corrispondono ai cambiamenti nella tecnologia che hanno già o potrebbero avere un impatto speciale sulla loro causa, desiderio di cambiamento o obiettivo come l’emergere di nuovi materiali, ad esempio; nuovi sistemi di analisi e condivisione dei dati; fonti di energia; tecniche produttive dirette; nuove attrezzature; nuovi modelli di gestione, software, tra gli altri.

FATTORE ECONOMICO: indicatori economici; previsioni economiche che influenzano i politici, il pubblico, i consumatori, le organizzazioni del lavoro o della classe, ecc .; investimenti privati o pubblici; lo stato dell’economia; distribuzione del reddito e sue implicazioni; progetti di generazione di reddito. Dovrebbero essere considerati i fattori economici che influiscono sulla redditività delle loro “soluzioni”, come incentivi fiscali o disincentivi; costo di produzione, alternative economiche, economia solidale, libero scambio o accordi OMC che possono essere applicabili; ruolo e influenza dei sussidi (negativi e positivi).

FATTORE LEGALE: quadro legale relativo alla tua causa, desiderio di cambiamento o scopo; protezione dei consumatori, regolamentazione delle imprese, sicurezza alimentare, disoccupazione, ecc .; attuazione della legislazione o dei principi giuridici; fatture che influiscono positivamente e negativamente sulla tua causa; casi emblematici nel sistema giudiziario; decisioni giudiziarie favorevoli e sfavorevoli; accordi internazionali in cui il paese è firmatario; diritti costituzionali non rispettati.

Va notato che i fattori elencati sono solo alcuni esempi e non esauriscono tutte le possibilità di analisi.

 

4.  Analisi dell’Obiettivo SMART

Che cos’è?

È una “formula” per scrivere obiettivi a breve e medio termine sulla base di 5 criteri di base, che ci aiutano a essere più precisi e anche a valutare i nostri progressi nel tempo.

A che serve?

Spesso i nostri obiettivi sono troppo grandi per essere soddisfatti in una volta. Pertanto, è importante dividerlo in diversi pezzi più piccoli, in base al tempo che riteniamo necessario per raggiungerlo. Gli obiettivi che abbracciano più generazioni possono essere chiamati VISION (ad es. Pace mondiale o fine dell’oppressione di genere o città più umane).

All’interno di questa visione, è importante definire obiettivi a lungo termine ea breve termine che funzionano come passi da compiere per avvicinarci alla nostra visione. È importante stabilire obiettivi a lungo termine ea breve termine che funzionino come passi da seguire per avvicinarsi a questa visione. È uno strumento che può essere utilizzato anche per altri livelli di scopo, ma funziona molto meglio per obiettivi a breve termine.

Come si fa?

Il primo passo per scrivere uno SCOPO INTELLIGENTE è delineare un obiettivo nel modo migliore possibile dal PROBLEMA, / VISIONE e dall’ID CHANGE che hai già fatto. Sulla base di questo obiettivo, esegui l’analisi della potenza utilizzando gli strumenti MAPPA PASTELLO, FOFA e ATTORI già descritti nelle pagine precedenti. Dopodiché avrai abbastanza elementi per riscrivere il tuo obiettivo seguendo i seguenti criteri:

S = specifico
M = misurabile
A = azionabile
R = realistico
T = con tempo

Esempi di obiettivi:
✓ SMART
✗ Non SMART

✓ Prevenire l’approvazione di 3 varietà di mais transgenico in CTNBio fino a dicembre / 2016.
✗ Prevenire l’approvazione del mais transgenico in Brasile.
✓ Ridurre del 50% gli incidenti stradali nella città di Recife entro il 2020, in base al 2015.
✓ Avere 20 giovani “specialisti” nella radio comunitaria ad Altamira fino al 2016.
✓ Creare un Estrattista RESERVE in 3 anni nella regione di Serra Talhada, Pernambuco.
✗ Organizzare un seminario per discutere i problemi nella regione.
✓ Sistemare 150 famiglie a Gleba Pacoval a Santarém, Pará, fino al 2017.
✗ Esporre problemi abitativi alla società.
✗ Aumentare la consapevolezza della popolazione di Cuiabá sui rischi dei pesticidi per la salute umana per i lavoratori rurali e i consumatori.

Allora, qual è il tuo SMART GOAL?

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5. Mappa degli Attori

Che cos’è?

È uno strumento visivo per identificare i principali attori coinvolti nel tema della tua campagna, il livello di supporto di ciascuno di essi e il potere che hanno in relazione al loro obiettivo.

A che serve?

La Mappa degli attori identifica il bilanciamento delle forze tra gli attori rilevanti per la tua campagna e anche quelli che dovrai influenzare per raggiungere il tuo obiettivo. Se l’attore principale della tua campagna – quello che può effettivamente prendere la decisione necessaria – è molto potente e sfavorevole al tuo cambiamento, dovrai identificare i modi per farlo cambiare posizione. La mappa ti aiuterà a trovare questi percorsi.

Come si fa?

Inizia con un obiettivo chiaro, il più vicino possibile ad essere SMART. Disegna due linee: l’orizzontale rappresenterà il grado di supporto per il tuo obiettivo, mentre la verticale rappresenterà il grado di potenza che l’attore ha di fronte a sé.

Inizia a mappare gli attori sul tuo elenco (preparati in PASTELLO), in base al supporto e al potere di ciascuno. Analizza quanto ognuno di loro aiuta o ti ostacola a raggiungere il tuo obiettivo. Sii il più dettagliato e specifico possibile, preferibilmente usando il nome di ciascun attore. Non mettere “media” o “ministero” o “popolazione”, ad esempio, perché ci sono gruppi e persone con differenti visioni all’interno di ciascun settore.

È più facile fare questo esercizio usando i post-it. Pertanto, puoi armeggiare in ogni posizione man mano che la mappa diventa più completa e ogni attore può essere migliore rispetto a un altro.

Una volta che tutti sono stati mappati, è tempo di fare un’analisi e pensare alle unità. Visivamente, come è il saldo della tua mappa? Chi sono i migliori attori a sinistra? Questi sono i più difficili da spostare e dovrai tenerne conto nella tua strategia per raggiungere il tuo obiettivo. È possibile portarli dalla tua parte? O è meglio neutralizzarli in qualche modo? Puoi indebolirli? O dovrai fare affidamento su qualche altro attore per far cambiare posizione al tuo avversario? Ci sono diverse possibilità e dovrai tenerne conto al momento di progettare la tua strategia.

Un altro modo per mappare gli attori è disegnando un semicerchio diviso in cinque gemme. Per cominciare, posiziona il segno negativo all’estremità sinistra del disegno e il segno positivo all’estrema destra; questo rappresenterà il livello di supporto che ciascun attore ha in relazione al proprio obiettivo. Il centro del disegno, come nel formato precedente, è neutrale.

Quindi, andando da destra a sinistra, identifica i tuoi alleati attivi (quelli che sono d’accordo con te e stanno combattendo insieme), i tuoi alleati passivi (quelli che sono d’accordo con te ma non stanno facendo nulla al riguardo), quelli neutrali avversari passivi (quelli che non sono d’accordo con te ma non cercano di intralciarti) e infine i tuoi avversari attivi (quelli che sono contro il tuo obiettivo e faranno di tutto per impedirti di raggiungerlo).

Quindi, fai un’analisi visiva del diagramma: dove è concentrata la maggior parte degli attori? Hai avversari più attivi o passivi? E i sostenitori? È possibile spostare gli attori da un angolo all’altro, da sinistra a destra, in modo da avere più sostenitori?

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6. Analisi SWOT

Che cos’è?

Conosciuto anche come SWOT, l’analisi FOFA è uno strumento di valutazione e pianificazione utilizzato nel marketing ma può anche essere utilizzato nella progettazione di campagne. Serve a identificare punti di forza, opportunità, debolezze e minacce relative all’obiettivo (o alla bozza di obiettivo) che hai impostato per la tua campagna. Come un lampo di genio in questo momento, tutte le idee sono ben accette!

SWOT: questo acronimo viene dall’inglese: S for Strengths (Forze), W for Weaknesses (Debolezze), O for Opportunities (Opportunità) e T for Threats (Minacce).

A che serve?

Gli elementi mappati su FOFA aiuteranno a dirigere le tue azioni – ad esempio, se ti rendi conto che hai pochi sostenitori per la tua causa e che questa è una minaccia perché hai bisogno del supporto pubblico per vincere la tua campagna, allora devi pensare a azioni da invertire questa minaccia. Oppure, se ti rendi conto che le elezioni municipali sono una buona opportunità per fare pressione per il cambiamento, allora inizierai a progettare azioni per approfittare di questa opportunità.

Come si fa?

Sono gli elementi del tuo PASTELLO che sovvenzioneranno il FOFA – senza di loro, il FOFA può essere incompleto o errato. Inizia con un obiettivo chiaro, lo stesso utilizzato sulla mappa dell’attore e, ricordando, che è il più vicino possibile ad essere SMART. Disegna due linee (una orizzontale e una verticale, formando quattro quadranti). Vota:

Forze: attributi della tua organizzazione o movimento che aiutano a raggiungere l’obiettivo
Opportunità: condizioni esterne che aiutano a raggiungere il tuo obiettivo
Debolezze: attributi della tua organizzazione o movimento che impediscono, impediscono o impediscono il raggiungimento dell’obiettivo
Minacce: condizioni esterne che ostacolano o ostacolano il tuo obiettivo

Potrebbe essere più facile iniziare con Opportunità e Minacce e quindi valutare come si rapportano ai tuoi punti di forza e debolezza. Alcune domande possono aiutare:

Come possiamo cogliere ogni opportunità?
Come possiamo difenderci da ogni minaccia?
Come possiamo usare al meglio le nostre forze?
Come possiamo minimizzare / sradicare ogni debolezza?

Importante: ci saranno diverse risposte a ciascuna di queste domande – ed è grandioso, perché ti permetterà di identificare varie possibilità di punti di intervento. Più siamo meglio è! Quindi puoi scegliere quelli che ti porteranno a cambiare più velocemente e con meno funzioni.

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7. Strategia

La strategia è un insieme di piani e attività per raggiungere un determinato obiettivo, formulato dalla raccolta e dall’analisi delle informazioni. Pensare in modo strategico implica identificare il problema esistente, il cambiamento desiderato, gli attori coinvolti e i passaggi per risolvere il problema o ottenere un cambiamento. Ed è a questo punto che gli strumenti presentati nelle pagine precedenti ci aiutano. Agire strategicamente è possibile solo da una pianificazione e definizioni minime e obiettivi a breve, medio e lungo termine.

Il libro Bela Baderna – Tools for Revolution, tradotto dalla School of Activism, sottolinea che pensare alla strategia implica “identificare la potenza del proprio gruppo e quindi trovare modi specifici per focalizzarlo al fine di raggiungere i propri obiettivi”. Nella mobilitazione della società, ad esempio, il potere può essere diviso in due categorie: potere strategico (= uno che è abbastanza forte per vincere il problema) e potere tattico (= uno che ti spinge verso il tuo obiettivo e aiuta a progredire, ma non è decisivo in sé).

strategia

Tipi di strategia

Politica
I governi hanno il potere di attuare politiche pubbliche che costringano altri attori a cambiare comportamento. Una strategia di azione incentrata sull’ambiente politico può essere utilizzata quando è necessario creare nuove politiche pubbliche (regole, leggi, criteri, spazi di partecipazione). O quando gli standard che sono già stati creati devono essere implementati, applicati e seguiti. Mentre la maggior parte delle campagne ha bisogno di una strategia nell’arena politica, è importante ricordare che da sola spesso può portare solo a un parziale cambiamento. È la famosa “legge che non ha preso”, un cambiamento nel ruolo – non una vera trasformazione.

CORPORATE
A volte è interessante scegliere una strategia che coinvolga gli attori del mercato per creare una nuova dinamica politica. Questo funziona quando è necessario esporre a consumatori e amministratori pubblici le illegalità o l’immoralità delle società, o quando le “buone” aziende servono ad esporre le società “cattive” e a dividere un determinato settore del mercato. Questo tipo di strategia può essere utilizzato anche quando un comportamento che è necessario modificare è lecito (anche se errato e / o non etico), ma non si ha ancora l’influenza sufficiente per modificare la legge o quando la stessa azienda ha standard diversi in paesi diversi . È anche ampiamente usato quando l’avversario ha paura di danneggiare il marchio, cioè quando è noto al pubblico e teme di perdere la lealtà dei suoi consumatori.

LEGALE
Quando le leggi esistono ma non vengono implementate, questo può essere un percorso – ma è importante ricordare che ogni interrogatorio nella magistratura brasiliana è ai piedi di una tartaruga … E forse il problema è più urgente di quello. La strategia legale può anche essere utilizzata per forzare la barra e testare l’efficacia o l’applicazione di leggi o principi legali in nuovi contesti. È comune che questo percorso sia associato ad altri tipi di strategia, con un effetto sinergico e complementare.

MOBILITAZIONE
È molto raro che qualsiasi cambiamento venga effettivamente raggiunto senza una strategia di mobilitazione, anche se breve o piccola. È particolarmente importante quando i responsabili delle decisioni sono suscettibili di pressione da parte dell’opinione pubblica e possono cambiare il loro comportamento se c’è una “protesta sociale” – e questo è vero sia per il settore pubblico che per quello privato.

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8. Tattiche

Le attività e le azioni che intraprenderete per realizzare la vostra strategia (= il piano più grande) sono conosciute come tattiche. La distinzione tra strategia e tattica è fondamentale. Mentre la strategia funziona come il percorso che scegliamo per raggiungere il nostro obiettivo, le tattiche sono i passi, i passi di quel percorso. Cioè, la strategia è COSA faremo, e le tattiche sono come faremo.

Quando si sceglie una tattica, è necessario riflettere sul potere dietro di essa. In altre parole, in che modo porterai abbastanza influenza sul tuo antagonista o sui responsabili del cambiamento, in modo che tu possa continuare con la strategia che hai pianificato?

Il problema della tempistica è molto importante perché la capacità di influenzare e il potere del tuo gruppo o organizzazione dipenderà da esso. È comune vedere gruppi che scelgono tattiche sbagliate, sia perché vanno ben oltre il loro potere, perché non sono le più appropriate per un dato luogo o tempo, o per ottenere cambiamenti che sono possibili solo a lungo termine.

Non sottovalutare una buona discussione delle tattiche da adottare: se gestite male, possono deviare o addirittura distruggere gli obiettivi definiti. Le tattiche sbagliate possono anche rivelare la tua strategia all’avversario oltre ciò che vuoi, rendendo più difficile la tua vita di attivista. Nel peggiore dei casi, le tattiche sbagliate possono semplicemente non avere alcun effetto, generare frustrazione e la sensazione che l’attivismo non aiuti a risolvere i problemi.

I componenti principali per la definizione e la scelta delle tattiche sono la creatività, la capacità di sfruttare gli eventi che favoriscono i loro obiettivi e la loro adeguatezza al contesto e all’impulso del mondo – dopotutto, ciò che è innovativo e interessante oggi potrebbe non essere domani. Alcuni materiali possono aiutarti a comprendere la varietà di tattiche già utilizzate dai gruppi di attivisti in tutto il mondo e quando l’utilizzo di ciascuna tattica è più appropriato.

Bela Baderna – Strumenti per la rivoluzione (in portoghese)
Creative Direct Action Visuals – Ruckus Society
10 tattiche – Tactical Tech (in portoghese, in spagnolo)

 

Escola de Ativismo

La Escola de Ativismo è un gruppo indipendente formato nel 2012 con la missione di rafforzare i gruppi di attivisti attraverso processi di apprendimento in strategie e tecniche di azioni nonviolente e creative, campagne, comunicazione, mobilitazione e sicurezza delle informazioni, finalizzate alla difesa della democrazia, dei diritti umani e della sostenibilità ambientale. Il collettivo è formato da un gruppo multidisciplinare di attivisti, che è organizzato in modo distribuito e non gerarchico, attraverso principi guida comuni, in diverse regioni del Brasile.

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Training for change

Training for Change è un’organizzazione per la formazione e costruzione di capacità per attivisti e organizzatori. Una formazione qualificata ed una facilitazione di gruppo è vitale per la costruzione di movimenti per la giustizia sociale e il cambiamento radicale.

Training for Change dal 1992, ha supportato i gruppi di attivisti adottando azioni dirette, costruendo team e organizzazioni solide e lavorando a livello di base. Ogni anno addestra migliaia di persone in Nord America, e anche a livello internazionale, su diverse tematiche e settori – da workshops residenziali a campagne per gruppi di comunità anti-gentrificazione, alla formazione di facilitazione per i leader sindacali, alla lotta contro la violenza verso i gruppi di immigrati che resistono alla deportazione.

Training for Change si dedica alla trasformazione, oltre alla formazione di nuove competenze e strumenti, aiuta le persone ad affrontare conflitti, a sfidare credenze auto-limitanti, a praticare l’intelligenza emotiva e ad espandere ciò che è possibile per loro e per i loro gruppi. Ritiene che la formazione sia più efficace quando si basa sulla saggezza dell’esperienza vissuta dalle persone. La loro pratica è centrata sui partecipanti e segue le dinamiche di gruppo emergenti in un workshop, si adatta alle culture locali e alle teorie del cambiamento ed è orientata verso l’azione. Viene chiamata educazione diretta.

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Tutti i comitati dei cittadini possono impugnare gli atti in materia ambientale, secondo una sentenza del Consiglio di stato

Nuova sentenza del Consiglio di Stato (sentenza n° 3922/2020 pubblicata il 19 giugno scorso, QUI) sulle condizioni per potere impugnare atti a rilevanza ambientale da parte dei Comitati di Cittadini.

La sentenza segue il pronunciamento della Adunanza Plenaria (1) del Consiglio di Stato, sentenza n°6 del 2020 (QUI), sulla sussistenza di una legittimazione generale degli enti esponenziali in ordine alla tutela degli interessi collettivi dinanzi al giudice amministrativo, o se sia piuttosto necessaria, a tali fini, una legittimazione straordinaria conferita dal legislatore.

LA SENTENZA DELLA ADUNANZA PLENARIA.

L’Adunanza Plenaria parte dalla riflessione per cui “la circostanza che la cura dell’interesse pubblico generale (ad es. all’ambiente) sia rimessa all’amministrazione non toglie, tuttavia, che essa sia soggettivamente riferibile, sia pur indistintamente, a formazioni sociali, e che queste ultime, nella loro dimensione associata, rappresentino gli effettivi e finali fruitori del bene comune della cui cura trattasi.” Quindi aggiunge l’Adunanza Plenaria se alla Pubblica Amministrazione spetta la tutela dell’interesse pubblico alle associazioni e formazioni sociali spetta la titolarità dell’interesse legittimo o sostanziale. Da ciò l’Adunanza afferma il presente principio: “Gli enti associativi esponenziali, iscritti nello speciale elenco delle associazioni rappresentative di utenti o consumatori oppure in possesso dei requisiti individuati dalla giurisprudenza, sono legittimati ad esperire azioni a tutela degli interessi legittimi collettivi di determinate comunità o categorie, e in particolare l’azione generale di annullamento in sede di giurisdizione amministrativa di legittimità, indipendentemente da un’espressa previsione di legge in tal senso”.

Quindi non solo le associazioni riconosciute (come quelle ambientaliste dal Ministero dell’Ambiente secondo il comma 5 articolo  18 della legge 349/1986 – QUI) ma anche i Comitati e associazioni non riconosciute che rispettino i criteri fissati dalla giurisprudenza possono impugnare atti della Pubblica Amministrazione.


I CRITERI DELLA GIURISPRUDENZA CHE LEGITTIMANO ANCHE I COMITATI AD IMPUGNARE ATTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

1. perseguimento, sancito in via statutaria e in modo non occasionale, di obiettivi di natura ambientale; 2. Sussistenza di un adeguato grado di rappresentatività 3. Sussistenza  di uno stabile collegamento con il territorio in cui è sito il bene che si assume leso

L’ULTIMA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO SULLA LEGITTIMAZIONE AD AGIRE PER I COMITATI  E ASSOCIAZIONI NON RICONOSCIUTE EX LEGE

La sentenza n°3922 del 2020, già citata all’inizio del post, afferma quanto segue: “Dagli atti di causa emerge la contemporanea presenza dei predetti requisiti. Il Comitato si è costituito quale soggetto collettivo il cui scopo istituzionale coincide con un impegno a carattere preventivo teso ad impedire la compromissione di un bene, l’ambiente, le cui varie componenti, sebbene suscettibili di protezione in via autonoma, possono nondimeno apprezzarsi in una prospettiva unitaria. Per il conseguimento di siffatto obiettivo esso si è reso promotore di una iniziativa estrinsecantesi in una forma alternativa di trasporto pubblico, attraverso l’estensione del metrobus sino a Brescia, nonché in una differente soluzione della viabilità, nel contesto geografico di riferimento.Le predette considerazioni devono quindi condurre al riconoscimento che parte ricorrente incarna un interesse originariamente diffuso nell’ambito della comunità rappresentata; interesse che, attraverso lo scopo perseguito dal comitato ed il suo stabile collegamento con l’area della quale si propone di tutelare i valori ambientali, si è soggettivizzato e differenziato. Per la tutela di siffatto interesse, pertanto, il Comitato è legittimato ad agire in giudizio.”

Note: (1) https://www.giustizia-amministrativa.it/adunanza-plenaria

Fonte: https://notedimarcogrondacci.blogspot.com/2020/06/consiglio-di-stato-i-comitati-dei.html?showComment=1610530831342#c1939807385182080896

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