Il tecno-feudalesimo sta prendendo il sopravvento

L’affermazione che il capitalismo sta per essere rovesciato da un nuovo modello economico arriva sulla scia di molte previsioni premature della fine del capitalismo, soprattutto da sinistra. Ma questa volta potrebbe essere vero, ed i segni che lo è sono visibili da un pò.

di Yanis Varoufakis – Project Syndicate op-ed 28/06/2021

(Traduzione di Marco Giustini)

Ecco come finisce il capitalismo: non con un botto rivoluzionario, ma con un lamento evolutivo. Proprio come ha spostato il feudalesimo gradualmente, surrettiziamente, finché un giorno la maggior parte delle relazioni umane sono state basate sul mercato e il feudalesimo è stato spazzato via, così il capitalismo oggi viene rovesciato da una nuova modalità economica: il tecno-feudalesimo.

Questa è una grande affermazione che arriva sulla scia di molte previsioni premature della fine del capitalismo, specialmente da sinistra. Ma questa volta potrebbe essere vero.

Gli indizi sono visibili da un pò. I prezzi delle obbligazioni e delle azioni, che dovrebbero muoversi in direzioni nettamente opposte, sono saliti alle stelle all’unisono, a volte scendendo ma sempre di pari passo. Allo stesso modo, il costo del capitale (il rendimento richiesto per possedere un titolo) dovrebbe diminuire con la volatilità; invece, è aumentato mentre i rendimenti futuri diventano più incerti.

Forse il segno più chiaro che c’è qualcosa di serio è apparso il 12 agosto dell’anno scorso. Quel giorno, abbiamo appreso che, nei primi sette mesi del 2020, il reddito nazionale del Regno Unito era crollato di oltre il 20%, ben al di sopra anche delle più terribili previsioni. Pochi minuti dopo, la Borsa di Londra è balzata di oltre il 2%. Non si era mai verificato nulla di simile. La finanza si era completamente disgiunta dall’economia reale.

Ma questi sviluppi senza precedenti significano davvero che non viviamo più sotto il capitalismo? Dopo tutto, il capitalismo ha già subito trasformazioni fondamentali in passato. Non dovremmo semplicemente prepararci per la sua ultima incarnazione? No, non credo. Quello che stiamo vivendo non è semplicemente un’altra metamorfosi del capitalismo. È qualcosa di più profondo e preoccupante.

Sì, il capitalismo ha subito delle trasformazioni estreme almeno due volte dalla fine del XIX secolo. La sua prima grande trasformazione, dalla sua veste competitiva all’oligopolio, è avvenuta con la seconda rivoluzione industriale, quando l’elettromagnetismo ha inaugurato l’era delle grandi corporazioni in rete e le megabanche necessarie a finanziarle. Ford, Edison e Krupp rimpiazzarono il panettiere, il birraio e il macellaio di Adam Smith come primi attori della storia. Il conseguente ciclo tumultuoso di mega-debiti e mega-rendimenti portò al crollo del 1929, al New Deal e, dopo la seconda guerra mondiale, al sistema di Bretton Woods – che, con tutti i suoi vincoli sulla finanza, fornì un raro periodo di stabilità.

La fine di Bretton Woods nel 1971 scatenò la seconda trasformazione del capitalismo. Mentre il crescente deficit commerciale dell’America diventava il fornitore mondiale di domanda aggregata – risucchiando le esportazioni nette di Germania, Giappone e, più tardi, Cina – gli Stati Uniti alimentavano la fase di globalizzazione più energica del capitalismo, con un flusso costante di profitti tedeschi, giapponesi e, più tardi, cinesi verso Wall Street che finanziava il tutto.

Per svolgere il loro ruolo, tuttavia, i funzionari di Wall Street hanno chiesto l’emancipazione da tutti i vincoli del New Deal e di Bretton Woods. Con la deregolamentazione, il capitalismo oligopolistico si è trasformato in capitalismo finanziarizzato. Proprio come Ford, Edison e Krupp avevano sostituito il fornaio, il birraio e il macellaio di Smith, i nuovi protagonisti del capitalismo erano Goldman Sachs, JP Morgan e Lehman Brothers.

Mentre queste trasformazioni radicali hanno avuto ripercussioni epocali (la Grande Depressione, la Seconda Guerra Mondiale, la Grande Recessione e la Lunga Stagnazione post-2009), non hanno alterato la caratteristica principale del capitalismo: un sistema guidato dal profitto privato e dalle rendite estratte attraverso qualche mercato.
Sì, la transizione dal capitalismo smithiano al capitalismo oligopolistico ha aumentato smisuratamente i profitti e ha permesso ai conglomerati di usare il loro massiccio potere di mercato (cioè la loro ritrovata libertà dalla concorrenza) per estrarre grandi rendite dai consumatori. Sì, Wall Street ha estratto rendite dalla società attraverso forme di rapina alla luce del sole basate sul mercato. Tuttavia, sia l’oligopolio che il capitalismo finanziarizzato erano guidati da profitti privati incrementati da rendite estratte attraverso qualche mercato – uno messo all’angolo da, diciamo, General Electric o Coca-Cola, o evocato da Goldman Sachs.

Poi, dopo il 2008, tutto è cambiato. Da quando le banche centrali del G7 si sono coalizzate nell’aprile 2009 per usare la loro capacità di stampa di denaro per rimettere a galla la finanza globale, è emersa una profonda discontinuità. Oggi, l’economia globale è alimentata dalla costante generazione di denaro delle banche centrali, non dal profitto privato. Nel frattempo, l’estrazione del valore si è sempre più spostata dai mercati alle piattaforme digitali, come Facebook e Amazon, che non operano più come imprese oligopolistiche, ma piuttosto come feudi privati o proprietà.

Il fatto che i bilanci delle banche centrali, e non i profitti, alimentino il sistema economico spiega cosa è successo il 12 agosto 2020.

Dopo aver sentito la triste notizia, i finanzieri hanno pensato: “Grande! La Banca d’Inghilterra, nel panico, stamperà ancora più sterline e le incanalerà verso di noi. È ora di comprare azioni!”. In tutto l’Occidente, le banche centrali stampano denaro che i finanzieri prestano alle aziende, che poi lo usano per ricomprare le loro azioni (i cui prezzi sono disaccoppiati dai profitti). Nel frattempo, le piattaforme digitali hanno sostituito i mercati come luogo di estrazione della ricchezza privata. Per la prima volta nella storia, quasi tutti producono gratuitamente il capitale sociale delle grandi imprese. Questo è ciò che significa caricare roba su Facebook o muoversi mentre si è collegati a Google Maps.

Non è, naturalmente, che i settori capitalistici tradizionali siano scomparsi. All’inizio del XIX secolo, molte relazioni feudali sono rimaste intatte, ma le relazioni capitalistiche avevano cominciato a dominare. Oggi, i rapporti capitalistici rimangono intatti, ma i rapporti tecno-feudali hanno cominciato a superarli.

Se ho ragione, ogni programma di stimolo è destinato ad essere allo stesso tempo troppo grande e troppo piccolo. Nessun tasso d’interesse sarà mai coerente con la piena occupazione senza precipitare in fallimenti aziendali sequenziali. E’ finita la politica di classe in cui i partiti che favoriscono i capitalisti competono contro i partiti più vicini ai lavoratori.

Ma mentre il capitalismo può finire con un lamento, il botto potrebbe presto seguire. Se coloro che si trovano all’estremità ricevente dello sfruttamento tecno-feudale e dell’ineguaglianza che annebbia la mente trovano una voce collettiva, è destinata ad essere molto forte.

Fonte: https://www.project-syndicate.org/commentary/techno-feudalism-replacing-market-capitalism-by-yanis-varoufakis-2021-06

Traduzione: Licenza Creative Commons BY-NC-SA/2.5/IT

Le assemblee civiche

Una breve introduzione in dodici punti alle assemblee dei cittadini e due guide operative.

Quali sono le caratteristiche essenziali delle assemblee dei cittadini?

  1. Selezione casuale dei partecipanti

Tutti i membri di un’assemblea dei cittadini sono selezionati a sorte. Idealmente, ogni membro della popolazione idoneo a prendere parte ad un’assemblea dei cittadini dovrebbe essere potenzialmente in grado di ricevere l’invito a partecipare.


2. Rappresentanza demografica

La composizione di un’assemblea dei cittadini dovrebbe corrispondere ampiamente al profilo demografico della comunità che partecipa al processo. Una serie di criteri può essere usata per assicurare la rappresentatività demografica del gruppo, come età, sesso, area geografica o altro. L’obiettivo è quello di creare una comunità in piccola scala che “si senta come noi”. La dimensione del gruppo dovrebbe permettere l’inclusione di un’ampia diversità di punti di vista. Uno stipendio dovrebbe essere fornito a tutti i partecipanti per un importo che copra almeno i costi di partecipazione all’assemblea dei cittadini.


3. Coordinamento indipendente

L’assemblea dei cittadini è gestita da un team indipendente di coordinatori, che è responsabile soprattutto della preparazione del processo di selezione casuale, dello sviluppo dell’ordine del giorno e dell’invito di esperti e facilitatori. Se l’assemblea dei cittadini è organizzata dalle autorità locali o dal parlamento, è importante che tutti i membri del team di coordinamento non facciano parte della funzione pubblica. I coordinatori dovrebbero essere imparziali, per esempio non politici attivi o diretti interessati.

4. L’assemblea dei cittadini può invitare esperti

Nonostante il programma sia preparato dal team di coordinatori, l’assemblea dei cittadini può invitare ulteriori esperti di propria scelta. Questo può essere sotto forma di un discorso di persona, un video streaming, una registrazione, una nota scritta o altro.

5. Inclusione di una gamma più ampia possibile di prospettive

Se ci sono diverse soluzioni e prospettive su un argomento, idealmente tutte dovrebbero essere presentate durante la fase di istruzione dell’assemblea dei cittadini (da relatori esperti). Può essere applicato un metodo per combinare le prospettive a causa di un tempo limitato o di altre considerazioni pratiche. Le presentazioni possono avere la forma di un discorso di persona, uno streaming video, una registrazione, una nota scritta o altro.


6. Invitare tutte le parti interessate

Qualsiasi organizzazione, gruppo informale o istituzione la cui area di lavoro e competenza è legata al tema dell’assemblea dei cittadini ha il diritto di presentare la propria opinione all’assemblea dei cittadini di persona. Il ruolo del team di coordinatori è solo quello di identificare le parti interessate – non fanno una selezione. A causa del tempo limitato e di un gran numero di stakeholder, può essere utilizzato un metodo di scelta dei loro rappresentanti. In questo caso, una diversità di prospettive dovrebbe essere presa in considerazione.

7. Deliberazione

Le discussioni che includono l’ascolto attento degli altri e la valutazione delle opzioni sono gli elementi chiave di un’assemblea dei cittadini. Il programma dovrebbe prevedere discussioni in piccoli gruppi così come in plenaria per massimizzare le opportunità di parlare e di essere ascoltati. La fase di deliberazione dovrebbe essere gestita da facilitatori esperti.

8. Apertura

Tutti i membri della società dovrebbero essere in grado di fornire input all’assemblea dei cittadini sotto forma di commenti, proposte o suggerimenti.

9. Tempo sufficiente per la riflessione

Fornire un tempo sufficiente per la riflessione è necessario per ottenere decisioni ben ponderate. Se la questione non è urgente, è meglio non avere fretta. L’assemblea dei cittadini dovrebbe essere in grado di prolungare le sue riunioni – la loro durata e il loro numero – se decide di farlo (soggetto a limiti di bilancio).

10. Impatto

Il seguito delle raccomandazioni dell’assemblea dei cittadini dovrebbe essere chiaro fin dall’inizio. Idealmente, le raccomandazioni che ricevono il sostegno dell’assemblea dei cittadini ad una soglia concordata dovrebbero essere trattate come vincolanti (nella misura in cui è legalmente ammissibile nella situazione data).

11. Trasparenza

Tutte le presentazioni durante la fase di istruzione e plenaria dovrebbero essere trasmesse in diretta e registrate. Tutti i materiali presentati all’assemblea dei cittadini dovrebbero essere resi disponibili online. Informazioni chiare su come le raccomandazioni dell’assemblea dei cittadini saranno implementate dovrebbero essere fornite online e aggiornate man mano che le azioni si verificano. Una relazione che presenta i dettagli della metodologia utilizzata per organizzare un’assemblea dei cittadini dovrebbe essere fornita dal team di coordinamento.

12. Visibilità

Ogni assemblea dei cittadini è un evento importante nella vita di una comunità e i cittadini dovrebbero essere informati che sta accadendo e dovrebbero essere fornite informazioni su come possono essere coinvolti e seguirla. L’assemblea dei cittadini dovrebbe essere annunciata pubblicamente prima della sua formazione.

Means TV: all’interno del servizio di streaming di sinistra, di proprietà dei lavoratori

La cooperativa dei media di intrattenimento si considera un servizio di streaming “post-capitalista” e un contrappeso critico ai media di destra

La posta in gioco politica sta diventando davvero, ed è chiaro che è così come è sempre stato, una questione di vita o di morte.

di Luke Ottenhof, The Guardian – 14 aprile 2020 (Traduzione di Marco Giustini)

Naomi Burton e Nick Hayes si sono incontrati ad una riunione del capitolo di Detroit dei Democratic Socialists of America. Entrambi lavoravano per le case automobilistiche della città: Hayes ha creato contenuti video freelance per loro mentre Burton gestiva i social media per le stesse aziende. Insieme, hanno lanciato Means of Production, una società di media che non accetterebbe mai imprese capitaliste.

Cinque mesi dopo, hanno realizzato il video virale di Alexandria Ocasio-Cortez Courage To Change . Il capitale sociale che hanno accumulato, più un po ‘di risparmi, li ha portati a lanciare Means TV, una cooperativa di media di intrattenimento di sinistra, di proprietà dei lavoratori, supportata interamente dai soldi degli abbonati. Al 7 aprile hanno 3.700 abbonati, la maggior parte dei quali paga la quota intera di $ 10 al mese, anche se Burton osserva che “offrono sempre abbonamenti scontati a chiunque non se lo può permettere”.

Burton e Hayes descrivono Means TV come un servizio di streaming “post-capitalista”. “Possiamo iniziare a proiettare una visione oltre il capitalismo e trasformare il nostro intrattenimento all’interno di questa idea di immaginare una realtà simile alla nostra, ma senza gli effetti corrosivi e tossici del capitalismo“, dice Hayes.

Il video che Burton e Hayes hanno realizzato per Ocasio-Cortez.

L’interfaccia di Means TV ricorda un Netflix essenziale, con contenuti divisi per formato: lungometraggi, serie, commedia, animazione, persino contenuti per bambini. Wrinkles and Sprinkles , ad esempio, è uno spettacolo per bambini in cui due gatti – uno anziano e saggio e l’altro giovane e vivace – imparano a conoscere l’azione diretta e la solidarietà. I lungometraggi ed i documentari descrivono in dettaglio il movimento di resistenza palestinese , i topi invasivi delle paludi che minacciano le comunità e la cultura della costa della Louisiana e i bambini indigeni del Guatemala che schivano la polizia in città mentre trovano modi per provvedere alle loro famiglie.

Means TV segue una semplice metrica per determinare l’idoneità del contenuto: “Questo è un pugno in alto o in basso? Questo va contro le persone che hanno più potere di noi o questo è denigrare le persone che hanno meno potere di noi?

David Jackson, un istruttore nel dipartimento di comunicazione della Carleton University e organizzatore con il collettivo Improvising Musicians of Ottawa , afferma che Means TV fornisce un contrappeso fondamentale ai media di destra. “Deve esserci un contrasto con Breitbart e i [media] dell’alt-right che sembrano avere un comando sia sui social media che attraverso la stampa“, dice Jackson. “La posta in gioco politica sta diventando davvero, ed è chiaro che è così come è sempre stato, una questione di vita o di morte“.

Non ci rendiamo conto che ci viene fornito un quadro politico da cui guardare il mondo — Naomi Burton

Mentre siamo di solito in grado di discernere i pregiudizi ideologici nei media di notizie, i media di intrattenimento sono meno apertamente politicizzati. Ma Hayes e Burton affermano che esistono sottili indicatori ideologici che rendono l’intrattenimento un efficace “strumento di riproduzione culturale”.

Citano l’esempio della sitcom Friends, che raffigurava un gruppo di newyorkesi della classe operaia che in qualche modo occupava un enorme appartamento. Fin dalla giovane età, Burton non riusciva a capire perché lei, anche lei proveniente da un ambiente operaio, non avesse accesso al tipo di tempo libero e ai piaceri estetici che avevano i personaggi dello spettacolo. “Anche in Full House Dannazione, guarda la loro casa, queste persone sembrano essere persone che lavorano regolarmente, ma le loro auto non sono strane minivan come la mia‘”, dice Burton. “Distorce totalmente la tua idea del tipo di vita che dovresti vivere, il modo in cui dovresti apparire, il modo in cui dovresti agire. Non ci rendiamo conto che ci viene fornito un quadro politico da cui guardare il mondo “.

Schermata del 2021-06-19 23-49-57

L’offerta disponibile su Means TV.

La regista, comica e scrittrice di Los Angeles Sara June, che lavora a tempo pieno con Means TV, osserva che l’accessibilità dei media digitali e le opzioni di produzione a prezzi accessibili hanno consentito ai creatori di media di intrattenimento della classe operaia di trovare il successo. “Non è mai stato possibile fare qualcosa di simile con una somma di denaro così ridotta”, afferma June. “Le persone senza molti soldi non riuscivano a creare media, e questo era legato ai meccanismi di creazione dei media. Un media di proprietà dei lavoratori non è mai stato possibile con i video fino ad ora”.

La cooperativa è divisa in tre livelli, che determinano la percentuale dei profitti di fine anno che ogni membro lavoratore ottiene. I membri dei lavoratori a tempo pieno ottengono il 70%, i membri degli appaltatori ottengono il 20% e i membri con royalties ottengono il 10%.

I giornalisti e creatori di podcast con sede a Washington DC Sam Sacks e Sam Knight ospitano Means Morning News, un notiziario settimanale che va in onda su Means TV. Sacks dice che anni di politica neoliberista e allargamento dei divari di classe hanno reso l’ideologia di sinistra più appetibile. “Le condizioni in questo paese sono peggiorate così tanto, da decenni. Le persone cercano disperatamente di capire perché le cose stanno andando in rovina e come possiamo costruire un nuovo mondo “. Knight dice che i giovani sono interessati alle idee di sinistra “in modi che gli Stati Uniti non vedevano da decenni”. Means TV arriva nel mezzo di brutali licenziamenti nelle redazioni statunitensi, che si sono sempre più sindacalizzate negli ultimi cinque anni. Ci sono sempre più richieste di media di proprietà dei lavoratori, e il giornalista laburista di In These Times Hamilton Nolan, che scrive per il Guardian, osserva che la tendenza è il prodotto dell’esperienza di prima mano in cattive condizioni di lavoro. “Hai avuto tutti questi lavoratori che hanno attraversato l’esperienza da soli e hanno acquisito consapevolezza di classe in un certo senso”, dice Nolan.

Per trarre ispirazione, gli operatori dei media americani possono rivolgersi a iniziative di cooperative di successo all’estero. Quando il proprietario del giornale argentino Sergio Szpolski ha deciso di chiudere Tiempo Argentino alla fine del 2015, i lavoratori hanno unito i loro soldi per mantenerlo in vita come cooperativa. Javier Borelli, redattore di informazioni generali con Tiempo Argentino ed eletto membro del consiglio esecutivo della cooperativa, era presente durante la transizione, un periodo che ha visto gli uffici del giornale attaccati da un gruppo di 20 uomini.

Eravamo molto impegnati nell’idea di fare qualcosa che potesse essere nostro – Javier Borelli

“Eravamo molto impegnati nell’idea di fare qualcosa che potesse essere nostro, e avevamo l’energia e il tempo da dedicare a questa situazione”, dice Borelli. Riconosce che avviare la cooperativa era un rischio reso possibile da fattori situazionali, come la maggior parte dei lavoratori giovani e senza famiglie a cui provvedere.

Tiempo Argentino, finanziata al 70% dai lettori, è una delle migliaia di imprese recuperate dai lavoratori in tutta l’Argentina. “Abbiamo seguito gli esempi delle imprese recuperate avviate in Argentina negli anni ’90”, afferma Borelli. Quando le misure neoliberiste hanno costretto le imprese domestiche private a chiudere di fronte all’aumento delle importazioni, i lavoratori le hanno riaperte come cooperative.

“Personalmente, penso che sia la strada giusta”, dice Borelli. Ha studiato i modelli dei media di proprietà dei lavoratori esplicitamente di sinistra, in Francia e Spagna , inclusa la Mediapart francese, che è governata da un fondo senza scopo di lucro che garantisce l’indipendenza editoriale. Borelli ha scoperto che il 95% delle sue entrate proveniva dai lettori. Lo slogan del giornale è appropriato: “Solo i nostri lettori possono comprarci”.

Hayes dice che vorrebbero sviluppare modelli simili in radio e videogiochi per dare a questi settori produttivi delle alternative al fare affidamento sulla pubblicità, “o su qualche miliardario“. In questo momento, questi concetti sembrano grandi domande. Ma June sottolinea: “Non stiamo cercando di fare nulla di incredibilmente radicale. Stiamo cercando di creare media in uno spazio in cui ci sia un posto di lavoro democratico e tutti vengano pagati per quello che fanno. Saresti sorpreso di quanto sia rivoluzionario. ”

Fonte: https://www.theguardian.com/media/2020/apr/14/means-tv-streaming-service-leftist-worker-owned

Per ritrovare lo spirito degli Indignados, Podemos deve parlare con i lavoratori

A quasi dieci anni esatti dalle proteste spagnole degli Indignados, il ritiro di Pablo Iglesias dalla carica di leader di Podemos segna la fine di un’era politica. Nei suoi primi anni, Podemos ha fatto appello agli spagnoli al di fuori dei circoli tradizionali dela sinistra, ma non è riuscito a costruire un partito che i lavoratori potessero considerare proprio.

di Paolo Gerbaudo, Jacobin 15/05/2021 (Traduzione di Marco Giustini)

Le dimissioni di Pablo Iglesias da leader di Podemos rappresentano un momento di svolta nella politica spagnola. Il partito ha avuto un magro risultato del 7% di voti alle elezioni regionali di Madrid della scorsa settimana e questo richiede anche una riflessione più ampia su ciò che il destino di Podemos significa per la strategia della sinistra, anche ben oltre la stessa Spagna.Podemos è stata una delle innovazioni politiche più audaci emerse dalle proteste e dalla mobilitazione che si sono diffuse in Occidente negli anni 2010, incluso il movimento 15M in Spagna. Il partito si è presentato come uno strumento politico in grado di rappresentare le centinaia di migliaia di persone che si erano radunate nelle piazze di tutta la Spagna per denunciare la classe politica al grido di “non ci rappresentano”.

Alla guida del partito fondato nel 2014, Iglesias sembrava rappresentare un nuovo marchio di leader di sinistra , pienamente consapevole dell’importanza dei media e della cultura popolare nella battaglia contemporanea per il consenso. Era una tribuna populista giovane e gioiosa, perfettamente a suo agio negli studi televisivi e capace di lanciare il suo messaggio radicale ben oltre il tradizionale elettorato del nucleo di estrema sinistra. Eppure, a sette anni dalla fondazione di Podemos, l’entusiasmo per esso sembra essere svanito.

Avendo promesso di parlare alle maggioranze sociali, Podemos sembra essere tornato a scrivere, assomigliando più a un tradizionale partito di sinistra radicale – con il suo settarismo abituale, l’osservazione dell’ombelico e la rabbia ipocrita – mentre il carisma magnetico e l’ottimismo contagioso di Iglesias sembrano essersi logorati. Capire il motivo per cui ciò è accaduto fornisce utili lezioni sulla natura e sui limiti ultimi dell’ondata di rinascita della sinistra del 2010 e alcune indicazioni sulle sfide che ci attendono nel decennio a venire.

Il “Metodo Podemos”

Capire il destino di Podemos è così importante perché è il più iconico dei nuovi partiti e candidature di sinistra emersi all’indomani della crisi finanziaria del 2008. Accanto a Syriza in Grecia, La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, la leadership del Labour Party di Jeremy Corbyn e le campagne primarie di Bernie Sanders, è stato visto come parte di una “marea viola” (che è il colore di Podemos), parallelamente alla populista di sinistra “ Marea rosa ” in America Latina da cui ha tratto tanta ispirazione.

La sua creazione è la storia di un miracolo politico, che può essere compreso solo alla luce della vibrante rivolta sociale innescata dal movimento degli indignados , iniziata il 15 maggio 2011, e il suo effetto nel creare un senso di possibilità per la sinistra che era stata a lungo carente.

Molte delle sue figure fondatrici erano giovani ricercatori precari con sede all’Università Complutense di Madrid. Avevano tratto due lezioni fondamentali che distinguevano il loro progetto dalla sinistra spagnola tradizionale e, in particolare, dalla Izquierda Unida di derivazione comunista.

Come è possibile che un movimento di cittadini abbia ottenuto il sostegno super-maggioritario per le sue critiche al sistema economico, mentre la sinistra che esprimeva queste questioni non ha mai catturato più di una piccola percentuale dei voti? Questa è stata la lezione “populista” sottolineata dall’ideologo di partito Íñigo Errejón, egli stesso ispirato dalle teorie del teorico politico Ernesto Laclau. Ha suggerito la necessità di disporre dei significanti tradizionali dell’identità di sinistra e di adottare un linguaggio più vernacolare che potesse parlare a un elettorato politicizzato.

In secondo luogo, avevano capito – e questa è stata l’intuizione più importante di Iglesias, tratta dalla sua esperienza dell’Italia di Silvio Berlusconi – che la battaglia per il consenso si vince o si perde negli studi televisivi più che in campagna elettorale. Iglesias, che aveva dimostrato la sua abilità mediatica nel programma televisivo indipendente La Tuerka e poi come ospite regolare di un talk show, divenne l’ovvia polena, la sua testa a coda di cavallo appariva inizialmente sulla scheda elettorale invece del logo del partito. Basandosi su questi due presupposti assiomatici, Podemos mirava a replicare elettoralmente ciò che gli indignados avevano fatto nelle piazze, montando quello che gli attivisti chiamavano “l’assalto alle istituzioni”.

Contrariamente alla “lunga marcia attraverso le istituzioni” postulata dal leader tedesco della protesta studentesca Rudi Dutschke nel 1967, con le sue implicazioni di organizzazione incrementale e diffusa, l’idea era che, nelle attuali circostanze storiche, la velocità, la centralizzazione e la risolutezza fossero fondamentali. Il malcontento popolare nei confronti delle élite neoliberiste, dimostrato nelle proteste di piazza, doveva essere rapidamente convertito in controllo sulle istituzioni politiche. I tempi lo richiedevano e il rischio era che la finestra di opportunità politiche si chiudesse rapidamente. Quindi, Podemos doveva essere il più flessibile e agile possibile, evitando la solita tendenza dei partiti di sinistra a spendere enormi quantità di energia nei dibattiti interni. La leadership carismatico-plebiscitaria di Iglesias sarebbe una polizza assicurativa contro i battibecchi intestini.

Alzarsi e planare verso il basso

Questo esperimento politico inizialmente si è rivelato incredibilmente efficace, mandando i brividi lungo la spina dorsale della classe dirigente spagnola. Nelle elezioni europee del maggio 2014, pochi mesi dopo la sua fondazione da parte di un piccolo gruppo di professori e attivisti, Podemos ha ricevuto l’8% dei voti nazionali. Presto è cresciuto. Nelle elezioni locali di maggio 2015, i candidati di base sostenuti da Podemos hanno vinto la carica di sindaco a Barcellona con Ada Colau ea Madrid con Manuela Carmena. Nelle elezioni generali del 20 dicembre 2015, Podemos ha ottenuto il 20,7%, solo un punto in meno per rubare il secondo posto al Partito socialista (PSOE). Molti commentatori hanno affermato che la pasokificazione – il declino dei partiti socialdemocratici, superato dai nuovi partiti della loro sinistra – stava arrivando in Spagna.

Dopo il fallimento dei negoziati per formare un governo, nel maggio 2016 si sono tenute nuove elezioni. In questa occasione, Podemos ha costruito una coalizione con Izquierda Unida, Equo e alcune formazioni regionali di sinistra sotto la bandiera di Unidas Podemos (United We Can). Ma ciò non aumentò in modo significativo la sua quota di voti e il conservatore Partido Popular riuscì a insediare un governo guidato da Mariano Rajoy, instaurando una tregua temporanea in un periodo segnato da una serie di elezioni anticipate.

Da quel momento, Podemos iniziò a perdere forza e lì iniziarono a prendere piede le lotte intestine che sperava di superare. Alcuni, tra cui Iglesias, hanno visto la via necessaria per andare avanti nell’unità della sinistra, consolidando l’alleanza con Izquierda Unida. Altri, tra cui lo stratega del partito Errejón, hanno invece insistito sul fatto che Podemos doveva continuare a perseguire una strategia populista in grado di fare appello agli elettori non tradizionalmente allineati a sinistra. Questo conflitto è giunto al culmine nel secondo congresso del partito, tenutosi nel febbraio 2017 nell’ex arena della corrida di Vistalegre.

Pur non candidandosi alla carica di segretario del partito, Errejón ha presentato un documento politico alternativo – perdendo contro Iglesias del 50% contro 33%. Nei mesi successivi, la frattura è diventata una spaccatura formale, con Errejón che ha lanciato la lista Más Madrid in vista della regionale 2019 elezioni nazionali e il movimento nazionale Más País per le elezioni nazionali che si celebreranno lo stesso anno. Nel 2020, è stata anche seguita dalla fazione trotskista Anticapitalistas, con figure importanti come Teresa Rodríguez – uno degli eurodeputati eletti nel 2014 e suo segretario generale in Andalusia – che ha abbandonato Podemos.

Nonostante questi problemi interni, Podemos alla fine raggiunse la posizione di governo a cui mirava da tempo. La sua quota di voti si è ridotta nell’aprile 2019 (14,3%) e nelle successive elezioni anticipate nel novembre 2019 (12,9%); ma alla fine, il PSOE la sinistra riformista di Pedro Sánchez fu costretto a concludere un accordo con Podemos, nel primo governo di coalizione dal ritorno della democrazia negli anni ’70.

Quando il governo PSOE/Podemos ha vinto un voto di fiducia nel gennaio 2020, Iglesias è scoppiato in lacrime in parlamento. Nonostante i dossi sulla strada, sembrava una rivendicazione di una generazione di attivisti di sinistra, politicizzati per la prima volta dalle lotte contro la globalizzazione alla fine degli anni ’90 e all’inizio degli anni 2000 e galvanizzati dalle proteste anti-austerità del 2010. Ma l’incipiente crisi d’identità di Podemos sarebbe solo peggiorata.

Un duro giro nel governo

Essere al governo non è stata un’esperienza facile per molti partiti di sinistra; il caso di Syriza in Grecia, con la sua capitolazione alle richieste di austerità dell’UE nel 2015, forse il più famigerato. Mentre Podemos ha usato la sua posizione per promuovere alcune politiche progressiste che hanno migliorato sostanzialmente le condizioni di molti spagnoli poveri e lavoratori, il partito di Iglesias non è riuscito a capitalizzare su questo a livello elettorale.

Questo è paradossale dato che molte delle politiche sociali applicate da Podemos hanno avuto un alto consenso popolare . Questo era evidentemente il caso della politica del reddito minimo garantito del governo. Annunciato nell’aprile 2020, coprirà alla fine 850.000 famiglie. Anche il partito di estrema destra Vox che inizialmente si era impegnato a votare contro ha dovuto fare marcia indietro e sostenerlo. Allo stesso modo popolari sono state le interruzioni delle disconnessioni di elettricità e gas per le famiglie che lottano per pagare durante la pandemia e un aumento delle tasse su ricchezza e reddito elevati. Eppure Podemos si è comportato male alle elezioni locali del 2020 in Galizia e nei Paesi Baschi. I sondaggi nazionali lo hanno posizionato sempre più vicino alle percentuali a una cifra che aveva visto a lungo come un indicatore del minoritarismo di sinistra.

I problemi tecnici nell’attuazione di alcune di queste politiche, a causa di ostacoli burocratici, hanno limitato la capacità di Podemos di presentarle come vittorie. In altre occasioni, l’annacquamento delle proposte iniziali (come nel caso della tassa sui ricchi), ha fatto sembrare Podemos debole nei suoi negoziati con un PSOE ancora influenzato dai falchi neoliberisti come il ministro dell’economia Nadia Calviño.

Il più indicativo di questa situazione è stato il confronto sui controlli degli affitti nel marzo 2021. Il PSOE li aveva accettati nel patto di governo con Podemos. Ma presto è tornato indietro, dimostrando quanto, nonostante il nome di “socialista”, il partito di Sánchez rappresenti in questi giorni gli interessi di una classe media che difende gelosamente il valore della sua misera proprietà da ogni tentativo di proteggere chi non possiede alcun bene.

Mentre Podemos ha minacciato di far cadere il governo su questo problema, alla fine ha dovuto battere in ritirata.

Iglesias ha spesso cercato di comunicare ai sostenitori quanto fosse difficile per un partito di sinistra orientarsi nella politica istituzionale e nell’enorme pressione delle lobby sul governo. Tuttavia, come con altri partiti populisti fondati sulla promessa di rivedere radicalmente il sistema politico, questi appelli alla ragione non hanno trovato un pubblico ricettivo. Nel frattempo, i mezzi di informazione di destra, che non hanno risparmiato a Podemos nessun veleno, erano già riusciti a imprimere nell’immaginario pubblico l’idea che, contrariamente al suo discorso populista, Iglesias fosse diventato un politico proprio come quelli che da tempo inveiva contro.

Così, piuttosto che dimostrare come la sinistra potesse cambiare le cose al potere, l’esperienza di governo di Podemos sembrava suscitare delusione tra i suoi sostenitori e irrequietezza nella sua leadership. Questa situazione di stallo alla fine ha portato Iglesias a fare una scommessa rischiosa in vista delle elezioni di Madrid: abbandonare il parlamento e scendere in piazza come mezzo per infondere entusiasmo nel movimento. Tuttavia, piuttosto che segnare un nuovo inizio per il partito, questo ha segnato la fine della carriera politica di Iglesias.

La debacle di Madrid

La campagna elettorale di Madrid è stata una ricapitolazione dell’involuzione politica di Iglesias e Podemos. L’appello maggioritario di Podemos si era basato sulla sua antagonizzazione delle élite politico-economiche: la “casta”, un termine preso in prestito dal Movimento Cinque Stelle italiano . Ma in questa occasione il mirino di Iglesias era quasi esclusivamente puntato al partito di estrema destra Vox, che ha spinto il proprio discorso populista dal lato opposto dello spettro. Iglesias ha chiesto alla sinistra di unirsi per fermare Vox e sradicare il fascismo, e questo tema ha influenzato l’intera campagna.

Nella sua prima apparizione elettorale, Iglesias ha affrontato un gruppo di fascisti che lo chiamavano “casta”. Un raduno di Vox nelle Vallecas – il quartiere operaio in cui Iglesias ha vissuto fino a poco tempo fa e dove aveva sede lo studio del programma televisivo La Tuerka – è stato seguito da scontri tra fascisti e manifestanti di sinistra, presentati dal media come lotta tra estremismi di opposizione. Un dibattito elettorale ospitato da Cadena SER ha visto Iglesias lasciare lo studio dopo che il candidato Vox, Rocío Monasterio, erede di ricchi proprietari terrieri a Cuba, ha messo in dubbio le minacce di morte dirette contro Iglesias e la sua famiglia.

L’impostazione della campagna elettorale come una mobilitazione antifascista non ha funzionato a favore di Podemos. Nonostante i primi sondaggi favorevoli, Vox ha visto i suoi voti aumentare a malapena rispetto alle precedenti elezioni del 2019 (0,25%). Ma il presidente in carica della regione di Madrid, l’esperta di media Isabel Díaz Ayuso – che si era abilmente tenuta fuori dal confronto tra Podemos e Vox – ha approfittato della situazione. Il suo Partido Popular ha raddoppiato la sua quota di voti dal 22% al 44% e ha conquistato più seggi di tutti i partiti di sinistra messi insieme. L’attenzione all’antifascismo si è rivelata non così diversa da molte cause célèbres della sinistra: eticamente indiscutibile e molto popolare tra i sostenitori del nucleo, ma una vendita difficile per il grande pubblico.

L’unica buona notizia per la sinistra è che Más Madrid si è comportata abbastanza bene, salendo al 17 percento (+2). Ciò è dovuto non solo alla buona prestazione della sua candidata Mónica García, ma anche al fatto che Más Madrid si è concentrato sulle questioni fondamentali a cui gli elettori tendono di più nelle elezioni locali: salute (García è un medico), pubblico servizi e l’ambiente.

Accettando la sconfitta nella notte dei risultati, Iglesias ha annunciato il suo ritiro dalla politica, ammettendo di essere diventato più un peso che una risorsa. Molti a sinistra si sono congratulati con Iglesias, tra cui Gabriel Rufián di Esquerra Republicana de Catalunya, che ha notato come fosse il primo personaggio apparso in TV dicendo le cose per come erano realmente. L’ammirazione per un leader la cui dedizione e talento ha pochi eguali negli ultimi decenni dovrebbe, tuttavia, essere ora accompagnata da una sobria analisi su ciò che è andato storto.

Podemos dopo Pablo

Come dice il professore della Complutense Jorge Resina, “Iglesias era Podemos, ma Podemos non sarà più Iglesias.” Il nuovo leader in attesa di Podemos, Yolanda Díaz, potrebbe offrire la leadership di cui il partito ha bisogno in questo momento. È popolare tra gli elettori; è competente, rassicurante e non troppo incline al confronto ideologico; e la sua gestione del ministero del Lavoro è stata ampiamente applaudita. Potrebbe essere la figura giusta per guidare la transizione di Podemos. Tuttavia rimangono importanti questioni di organizzazione e strategia del partito.

Da un punto di vista organizzativo, è evidente che Podemos ha ormai superato il modello minimalista della macchina elettorale e la fase plebiscitario-carismatica delle sue origini. Inizialmente, Podemos costruì cerchi locali in stile dopo le assemblee 15M a livello locale, ed erano un mezzo importante di organizzazione locale. Ma il loro ruolo è stato progressivamente indebolito, con poco ruolo nella decisione della politica del partito.

Questo aveva lo scopo di evitare che le energie fossero spese in discussioni senza fine dominate da quelli che il sociologo politico Robert Michels chiamava gli habitué delle riunioni. Tuttavia, un po ‘come quello che è successo in altri nuovi partiti come il Movimento Cinque Stelle in Italia , l’emarginazione dei circoli ha portato a una mancanza di capacità organizzativa a livello locale, il che spiega molto la sua scarsa performance nelle elezioni locali. Più in generale, Podemos ha bisogno di ripensare le sue forme interne di democrazia di partito, adottando una visione più pluralista dei dibattiti interni rispetto al processo plebiscitario incentrato sui referendum interni fino ad ora adottato, che fungerebbe anche da polizza assicurativa contro le scissioni.

Gli attivisti spagnoli dovranno anche riconsiderare il rapporto tra movimenti sociali e partiti. La forza di Podemos era una funzione della forza dei movimenti sociali. I suoi quadri di partito e militanti erano, in larga misura, tratti dai ranghi dell’ondata di protesta del 15M. Alcuni hanno sostenuto che ciò alla fine ha portato a deviare l’energia dalla mobilitazione sociale e verso l’attivismo di partito.

L’unica speranza per un rilancio della forza di Podemos risiede in una rivitalizzazione di movimenti sociali di ampia portata; tuttavia un’identificazione eccessiva tra movimenti sociali e partiti può finire per essere dannosa per entrambi. Un partito politico capace di affrontare gli alti e bassi con entusiasmo dovrebbe educare e formare attivamente i propri quadri e militanti di partito piuttosto che fare affidamento sui movimenti sociali per formarli; ma questo richiede una struttura organizzativa molto più capillare e un’operazione di raccolta fondi più efficace di quella che Podemos ha attualmente.

La sfida più grande di Podemos, tuttavia, ha a che fare prima di tutto con questioni di strategia e visione. Il suo graduale declino elettorale ha coinciso con il suo ritiro alle tradizionali posizioni e identità della sinistra radicale. Questa ritirata è parallela a quella di molte altre formazioni e candidati dell’ondata populista di sinistra, che a un certo punto si sono sentiti come se si fossero spinti troppo oltre nel discostarsi dalle tradizionali identità di sinistra e dovevano trovare un punto di ancoraggio. Eppure questo spesso significava cadere preda dei soliti richiami da sirena dell’identitarismo di sinistra e perdere l’appeal maggioritario. Ciò si è visto nella trasformazione delle stesse performance mediatiche di Iglesias: se inizialmente riusciva a combinare indignazione e convinzione, ironia, gentilezza ed entusiasmo, il suo discorso ha preso gradualmente la solita forma di sinistra radicale di ostinato antagonismo.

Il personaggio più rassicurante e con i piedi per terra di Diaz potrebbe aiutare a guidare la festa fuori dal solco. Tuttavia, Podemos rischia di diventare poco più che una versione ampliata di Izquierda Unida, un partito di sinistra radicale il cui unico ruolo è quello di essere partner minore nei governi di coalizione guidati e controllati da un PSOE sempre più sclerotico. Ciò di cui la Spagna e gli altri paesi europei hanno bisogno, però, è qualcosa di diverso: forze che possano davvero rompere gli schemi della politica istituzionale e sconvolgere la falsa alternativa tra centrosinistra e centrodestra. Questa era l’elettrizzante promessa iniziale di Podemos, e Podemos o i nuovi movimenti sociali e partiti dovranno portarla avanti.

Fonte: https://www.jacobinmag.com/2021/05/podemos-pablo-iglesias-indignados-spain

CoopCycle. Una federazione europea mutualista di cooperative della consegna di cibo a domicilio tramite piattaforma digitale

di Marco Giustini

Il food delivery in Italia I dati parlano chiaro. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano, in Italia il settore economico della consegna a domicilio del cibo a domicilio tramite l’acquisto su piattaforme online è in forte crescita. Solo nel primo semestre 2020 ben 706 milioni di euro sono stati spesi per ordinare cibo a domicilio attraverso app di e-commerce. I dati confermano che il trend è in crescita a prescindere dalla pandemia di covid, ed anzi questa ha probabilmente ha dato un ulteriore boost alla crescita, così è molto probabile che nei prossimi anni il settore continuerà a svilupparsi.

Secondo Forbes, di cui allego al termine di questo testo la traduzione di un articolo del 2019, l’intero settore del food delivery è stimato intorno a 200 miliardi di dollari su base mondiale.

CoopCycle, la federazione europea delle cooperative di ciclofattorini 

Che cos’è CoopCycle? in sintesi è una federazione europea di una sessantina di cooperative di consegna a domicilio operata tramite biciclette. La federazione è governata democraticamente dalle cooperative aderenti, che riescono a ridurre i costi grazie alla condivisione delle risorse. E’ uno degli esempi più interessanti su base europea dell’applicazione concreta del concetto di platform cooperativism.  

https://coopcycle.org

Reclaiming Work è un documentario prodotto da Black & Brown Film e sottotitolato in italiano da Marco Giustini, che descrive la nascita del progetto CoopCycle.  

sottotitoli in italiano

Una di queste risorse, la più strategica, è il software. La cooperativa ha realizzato una piattaforma software di food delivery, un software di logistica integrata con mappe online identico a quello di multinazionali come Glovo e Deliveroo che permette di gestire la logistica ed un sito di e-commerce per la vendita online di cibo da consegnare a domicilio, comprensiva di app per i ciclofattorini e di app per i clienti.  

Il software si compone di diversi moduli:  

Gestione della flotta 

• Gestisce le attività dal web o dall’app per smartphone  

• Tiene traccia in tempo reale dei corrieri e degli stati delle attività  

• Importa le attività da un file e le esporta nel rapporto  

Gestione degli ordini  

• Gestisce ristoranti e menu  

• Fornisce app per smartphone a proprietari di ristoranti e clienti  

• Permette pagamenti garantiti da Stripe

Integrazione con il sito del ristorante  

• Permette di creare e recuperare le attività sul sito del ristorante grazie all’API 

• Connette a software di e-commerce esterni, come WordPress con Woocommerce 

• Connette in diverse lingue o framework

App per il consumatore per smartphone Android e Iphone

Due gli aspetti fondamentali del progetto: 

Un chiaro intento di costruire un modello economico basato sui commons: la creazione di un modello economico anticapitalista, basato sul principio del Comune”  

Il rilascio del software sotto una particolare licenza libera, la Coopyleft che ne vieta l’uso alle aziende che non siano cooperative e che non rispettano i diritti dei lavoratori secondo gli standards dell’economia sociale codificati nella UE: “L’obiettivo principale di CoopCycle è quello di dare potere ai corrieri e, più in generale, ai lavoratori. Noi, allo stesso tempo, volevamo che il nostro codice fosse liberamente accessibile, ma usato solo da aziende con una forte etica. Sulla base dei lavori precedenti di Dimytri Kleiner e della P2P Foundation, il nostro team legale si è messo al lavoro. Il risultato finale? Una nuova licenza: la Coopyleft. Essa garantisce che le aziende che utilizzano il software di CoopCycle rispettino le seguenti regole: utilizzare un modello cooperativo in cui i lavoratori sono dipendenti; adeguarsi alla definizione di attori dell’economia sociale come definita dall’Unione Europea. Quindi il software CoopCycle non è effettivamente open source: il suo codice è disponibile su Github, ma non tutti possono eseguirlo per scopi commerciali!” Questo è il testo (in inglese) della licenza software https://wiki.coopcycle.org/en:license 

Nella presentazione sul loro sito vengono descritti in sintesi i servizi che i soci della federazione europea condividono ed il funzionamento della federazione.

La federazione 

Promuovere la solidarietà tra cooperative, ridurre i loro costi grazie al pool di servizi e creare una forza comune per difendere i diritti dei corrieri.  

Chi è interessato? 

La federazione CoopCycle è aperta agli operatori delle consegne in bicicletta nel rispetto dei valori dell’economia sociale ed equa. 

Corriere 

Corriere isolato, vuoi entrare in una cooperativa o crearne una? Ti aiuteremo noi! 

Cooperativa / Associazione 

Unisciti alla nostra federazione per mutualizzare i servizi e rafforzare la tua attività. 

Proprietario del negozio / ristorante 

Approfitta di un servizio di consegna responsabile per migliorare la tua offerta commerciale. 

Cosa condividiamo? 

Scopri i servizi che mettiamo in comune all’interno della federazione europea. 

Il software della piattaforma 

Il nostro software consente ai membri della federazione europea di gestire le loro consegne e di offrire uno spazio di e-commerce ai propri clienti. 

L’app per smartphone 

Un’applicazione per consegnare con fiducia. Un’applicazione client per effettuare ordini. 

Il settore commerciale 

Ti aiutiamo a sviluppare la tua offerta commerciale. Offriamo anche un’offerta comune, destinata a clienti con account di grandi dimensioni.

La visibilità 

Un’immagine di marca riconosciuta su scala europea. 

Il settore amministrativo e legale 

Niente più scartoffie, un servizio si prende cura delle fatture, dei contratti o addirittura dello status giuridico della tua struttura! 

Il Fondo di garanzia dei pagamenti 

Forniamo la garanzia del pagamento in contanti e contribuiamo a garantire la stabilità finanziaria delle cooperative. 

Le sovvenzioni ed i bandi per progetti 

Operiamo per ottenere sussidi locali ed europei per i membri, risposta collettiva alle richieste di progetti. 

L’assicurazione 

Negoziamo offerte assicurative di alta qualità per affrontare i rischi aziendali. 

E persino… 

Fondo di solidarietà, formazione, acquisto di attrezzature, …. 

Come funziona? 

Seguiamo il motto della previdenza sociale: “Da ciascuno secondo i propri mezzi, a ciascuno secondo i propri bisogni”!  

Finanziamento: contro l’effetto rentier capitalista, contribuiamo! I servizi comuni sono finanziati dalle quote di adesione. Il tasso delle quote ed i fondi raccolti sono gestiti democraticamente dai membri. I corrieri riprendono così il controllo sulla propria attività professionale e sugli strumenti di lavoro. 

Una governance democratica 

I corrieri decidono insieme in merito a: livello di contribuzione di ciascuno secondo la propria forma giuridica (cooperativa, associazione, ente istituzionale), assegnazione dei fondi, schema retributivo per fornire servizi  

Lo status di cooperativa per i membri di CoopCycle impone anche una governance democratica a livello locale. Dall’allocazione di questo valore condiviso ai servizi prioritari, alla politica salariale per fornire questi servizi, fino alla scelta di futuri partner economici. 

La scelta di riservare la condivisione dei servizi alle cooperative rientra anche nel nostro desiderio di promuovere la gestione democratica del valore prodotto collettivamente dai lavoratori.  

Voci di entrata di CoopCycle (in francese) 

Il software 

Un software completo per le consegne in bicicletta, consente ai corrieri di gestire le consegne ed ai proprietari di negozi e ristoranti di creare propri siti che usino il software. Il software è protetto da una licenza di reciprocità, che ne impone l’utilizzo solo da parte delle cooperative. 

L’associazione CoopCycle 

L’associazione CoopCycle è un gruppo di volontari che aiutano i ciclofattorini a riunirsi ed  organizzarsi. Da settembre 2017 lavoriamo su diversi argomenti, tra cui: 

• la creazione di un modello economico anticapitalista, basato sul Comune 

• lo sviluppo del software CoopCycle (UI / UX, dev, training, docs, ecc.) 

• lobbying politico, strumenti giuridici, coordinamento globale  

Qui di seguito parte della traduzione italiana del loro documento programmatico del 2018:

CoopCycle. Verso una struttura di mutualizzazione europea

Sintesi dell’ecothon di sabato 27 gennaio 2018 

Questo documento riprende le riflessioni prodotte durante il nostro ecothon per descrivere la struttura europea che vogliamo creare, per gettare le basi di un’organizzazione che articola i livelli locali e un livello europeo e per cercare di fare il giro delle domande che solleva, le opzioni e le decisioni da prendere. 

Introduzione 

Nato nell’autunno del 2017, CoopCycle è un progetto per rilevare il business della consegna a domicilio in bicicletta da parte dei corrieri. Di fronte alle piattaforme che sostengono l’auto-imprenditorialità, proponiamo un’alternativa virtuosa. Per fare questo, stiamo sviluppando una piattaforma a codice aperto, un digital commons che permette sia la presa di ordini (modulo e-commerce) che la gestione delle corse in bicicletta (modulo logistico). Vogliamo che questo software sia di proprietà di coloro che lo usano come strumento di lavoro (fattorini associati in cooperative e associazioni, ristoratori) e di coloro che vi contribuiscono (sviluppatori). Per finanziare lo sviluppo e la manutenzione del software, l’associazione CoopCycle promuove la creazione di una struttura europea che associ i fornitori attraverso una cooperativa o una rete di cooperative. Questa struttura permetterà anche di mettere in comune le spese e le competenze delle cooperative create in ogni città. La nostra sfida è quella di creare un modello economico valido. Infatti, contrariamente all’attuale sistema di lavoro autonomo, noi vogliamo che i fattorini siano dipendenti, per beneficiare delle protezioni (assicurazione, disoccupazione…) e dei vantaggi (accesso all’alloggio, prestiti bancari, formazione) associati a questo status. Questo implica un fatturato orario sufficiente per fattorino stipendiato (32 €/ora minimo), che le piattaforme attuali, sovvenzionate dal crowdfunding, non sono in grado di offrire e non sono progettate per farlo. È con l’obiettivo di rispondere all’uberizzazione con una valida alternativa che abbiamo organizzato un “ecothon” presso lo spazio di coworking ESS’Pace sabato 27 gennaio 2018: una giornata di riflessione sui modelli economici e legali che potrebbero essere seguiti da strutture locali e da un sindacato internazionale di fattorini in bicicletta.

I workshop  

I workshops sono stati i seguenti:  

Workshop sulla diversificazione delle attività Quali attività (consegna o no) possono essere sviluppate? Quali sono i più proficui e redditizi? Quali sono i metodi di determinazione dei prezzi?  

Mutualizzazione con chi?  

• tra cooperative locali 

• con altre organizzazioni 

Abbiamo identificato organizzazioni che hanno capacità e competenze su cui la struttura europea potrebbe contare. 

Mutualizzazione: strumenti di lavoro 

Digitale:  

• software: manutenzione (aggiornamenti, bugfix), hosting (server) e sviluppo (nuove funzionalità) 

Molte librerie software (bricks) possono essere condivise tra le piattaforme. Per esempio, un altro servizio può richiedere una funzionalità di routing, un brick di routing verrebbe quindi condiviso. Il Movimento delle Piattaforme del Comune sviluppa la collaborazione tra le piattaforme 

Logistica :  

• spazi di lavoro; 

• hub logistici, seguendo l’approccio di CityDepot in Belgio, che permette la gestione congiunta di hub logistici nelle periferie urbane; 

• officine di riparazione/magazzino; 

• attrezzature (biciclette, apparecchiature) con l’obiettivo di fare acquisti in gruppo e negoziare collettivamente con i fornitori. 

Il resto del documento non viene tradotto perché entra in dettagli molto tecnici spesso relativi alla sola contrattualistica francese. Rendo comunque disponibile per la consultazione il pdf integrale (in francese) tratto dal loro sito.   

Ed in Italia?

Analizzando lo scenario globale del settore del food delivery, attraverso i dati dell’analisi fatta nell’articolo di Forbes che trovate allegato a questo testo (sì, i nostri nemici!) sono arrivato alla conclusione che in Italia, dove non esiste una solida rete di economia sociale e solidale estesa anche ai ristoranti come in Francia, e dove gran parte del movimento cooperativo è stato sussunto dalle grandi imprese capitalistiche, per far funzionare un progetto come CoopCycle è necessario chiudere completamente la filiera.

Cioè, unire le cooperative di produttori agricoli, allevatori, trasformatori di cibo della cintura esterna delle città (“cinture verdi”) con le cooperative di trasportatori, magazzinieri e addetti alla cucina per creare una catena che vada dal contadino al consumatore finale.

Questo si ottiene staccandosi dai ristoranti e creando strutture (“cucine cloud”) non aperte al pubblico dove si cucinano tutti i piatti con menù diversi, che il consumatore vedrà sul sito della piattaforma come provenienti da ristoranti diversi ma che in realtà saranno cucinati in un unica cucina, con diversi ricettari. La “cucina cloud” chiaramente permette di abbattere i costi che un ristorante normale ha.

Questo modello, secondo la mia analisi, è già stato adottato in India da grandi attori locali e permette loro di abbassare il costo del cibo cucinato mantenendo un’alta qualità locale per il consumatore finale.

E nel caso di CoopCycle permetterebbe loro di competere alla pari con le grandi multinazionali. Inoltre sarebbe anche di interesse ecologico perché servirebbe a preservare la piccola agricoltura locale vicina alle città schiacciata dai prezzi delle grandi catene di supermercati. Da questa analisi strategica poi chiaramente bisogna passare ad un business plan e ad un piano di finanziamento per rendere concreto il progetto.

Conclusioni 

CycleCoop è un modello di costruzione di cooperative di lavoro mutualiste su scala europea perché il vincolo apposto sulla licenza software, strategica per il funzionamento di tutta la filiera, obbliga le cooperative aderenti a rispettare le stesse clausole che le cooperative fondatrici hanno stabilito. Cioè impedisce strutturalmente qualunque forma di dumping da parte di cooperative che non rispettino le clausole imposte dalla licenza software. 

Nelle attuali condizioni italiane, descritte in precedenza, in cui le cooperative sono diventate il luogo del massimo sfruttamento dei lavoratori, è evidente che un processo come quello lanciato da CycleCoop è strategico e rivoluzionario.  

Quindi se lavoreremo bene in Italia per far partire questo modello produttivo, forse riusciremo a coinvolgere il meglio del movimento cooperativo rimasto, quello non sussunto dall’impresa capitalista, il cooperativismo veramente mutualista.  

E come già avvenne alle origini del movimento operaio, un nuovo movimento cooperativo riformato potrà dare impulso ad un movimento politico dei lavoratori. 

Entriamo nel Socialismo del XXI Secolo.  

01 Maggio 2021

Allegato

La consegna di cibo online, che presto arriverà a 200 miliardi di dollari di fatturato a livello mondiale, sta cambiando rapidamente l’industria alimentare globale 

di Sarwant Singh (*), Forbes – 09/09/2019 

Traduzione di Marco Giustini 

Come me, è probabile che tu abbia probabilmente ordinato del cibo (e lo suppongo in modo prudente qui) almeno una volta online questo mese e che hai visto più di un agente di consegna di cibo sfrecciare per le strade oggi. Non dovrebbe sorprendere quindi che la consegna di cibo online sia destinata a superare i 200 miliardi di dollari entro il 2025. 

Che gli Hunger Games abbiano inizio 

Il concetto di consegna del cibo non è nuovo. Dall’ordinazione telefonica all’utilizzo di piattaforme online dedicate legate a un determinato ristorante, il processo di ordinazione del cibo è diventato facile come, beh, riscaldare una cena congelata da consumare davanti alla TV. Negli ultimi 5-7 anni, un gran numero di aziende in tutto il mondo sembrano essersi concentrate su una nuova formula magica (e ora non così segreta); mentre le versioni precedenti del servizio di consegna di cibo online erano limitate a un singolo ristorante o menu, ora è disponibile un vero e proprio buffet, checonsente ai clienti di accedere a migliaia di ristoranti e milioni di piatti. 

Le aziende alimentari online stanno scoprendo con gioia che i clienti sono affamati di tali servizi. I tassi di crescita del settore sono saliti alle stelle poiché milioni di clienti si sono mostrati più che disposti a ricevere cibo consegnato premendo un pulsante piuttosto che trascorrere periodi prolungati a mescolare il mestolo nella pentola. Nel 2018, Frost & Sullivan ha stimato il settore a 82 miliardi di dollari in termini di prenotazioni di entrate lorde e questa cifra è destinata a più che raddoppiare entro il 2025, sostenuta da un tasso di crescita cumulativo del 14%. 

La consegna di cibo online sta già avendo un enorme impatto sull’attività di ristorazione. Il famoso chef Jamie Oliver ha citato i servizi di consegna di cibo online come uno dei motivi principali per cui la sua catena di ristoranti è andata, ehm, a gambe all’aria. In effetti, è difficile competere con la prospettiva di passare una serata a casa dove vi potete rilassare con la vostra tv on-demand preferita (Netflix) e mangiare la vostra cena on-demand preferita. 

Il Nord America ospita già oltre 10 società di consegna di cibo online con Grubhub, il più grande attore, che rappresenta oltre un terzo della quota di mercato. L’Europa ha anche oltre 10 fornitori, con la società olandese Just Eat presente in otto paesi della regione e una quota di oltre l’83% del mercato del Regno Unito. Ma in termini di numeri, l’Asia

rappresenta una quota enorme del 55% del mercato globale della consegna di cibo online, grazie all’appetito apparentemente insaziabile del 

drago cinese. La Cina da sola ha registrato oltre $ 34 miliardi di ricavi dalla consegna di cibo online nel 2018, con due dei suoi maggiori attori, Ele.me e Meituan Dianping, che hanno diviso quasi 10 miliardi di consegne tra loro lo scorso anno. 

Gli investitori sono ottimisti sulle prospettive di crescita 

Ma per capire davvero il crescente peso del business della consegna di cibo online, basta seguire lastoria di una società: Uber Eats. Lanciata nel 2014, l’azienda è cresciuta in modo astronomico in tutto il mondo grazie al suo famoso fratello maggiore, Uber. Lo stesso Uber Eats ha attualmente un valore di 20 miliardi di dollari, registra un fatturato di 1,4 miliardi di dollari all’anno, è presente in più di 670 città in sei continenti e fornisce quasi un miliardo di pasti ogni anno. 

Questo tipo di crescita, non solo per Uber Eats, ma per quasi tutte le società di consegna di cibo online che operano con successo oggi, sarebbe impossibile senza investimenti massicci. Solo nel 2018, più di 9,6 miliardi di dollari sono stati pompati in queste società, con l’Asia che ha ricevuto quasi il 60% di questi fondi. Grandi battitori come Alibaba, Tiger Capital e SoftBank Group sono stati tra i principali investitori in questo settore e continuano ad essere ottimisti sulle sue prospettive di crescita. 

Tali scrigni di guerra hanno consentito alle aziende di consegna di cibo online di acquisire in modo aggressivo controparti più piccole in altri paesi, ampliare la loro presenza globale e rafforzare la loro posizione competitiva. 

Principali partecipanti al mercato della consegna di cibo online nel 2018 (Fonte: Frost & Sullivan)

Nel 2018, il gigante olandese Takeaway.com, un espansionista aggressivo, ha rilevato l’attività tedesca di un altro importante attore, Delivery Hero, per 1,1 miliardi di dollari. Possiede anche i principali operatori di mercato in Grecia, Bulgaria e Romania. Recentemente, il mese scorso, Takeaway.com ha annunciato di essere interessato a fondersi con Just Eat, un altro importante attore globale nel settore. Questa entità comune varrebbe quasi 11 miliardi di dollari con una base clienti combinata di oltre 40 milioni di utenti e sarebbe l’operatore dominante in tutta Europa. 

Delivery Hero ha anche ampliato con successo la sua portata e ha una quota di mercato di oltre il 70% nel mercato del Medio Oriente grazie all’acquisto dei marchi locali Talabat, Carriage e Zomato nella regione indiana. Tuttavia, alcune acquisizioni non sono andate secondo la ricetta; la società di mobilità Ola ha acquistato la società di consegna di cibo Foodpanda per circa $ 45 milioni nel 2017 per poi sospendere le attività nel 2019 poiché non è riuscita a tenere il passo con la concorrenza. 

Tutti sono in azione 

Tutti bramano una fetta di questa torta, anche le aziende esterne al settore. Ad esempio, le aziende fintech sono riuscite a generare profitti dal business della consegna di cibo online integrando i loro gateway di pagamento, come i portafogli digitali, nelle piattaforme esistenti, fornendo così un’esperienza di ordinazione e pagamento senza interruzioni. 

I partner dell’ospitalità stanno sfruttando la capacità extra nelle cucine degli hotel per preparare i pasti che vengono ordinati e consegnati attraverso piattaforme di consegna di cibo online. Le aziende del settore automobilistico e dei trasporti stanno cercando di sfruttare l’enorme potenziale di crescita offerto dalla consegna dell’ultimo miglio. 

Le aziende tecnologiche di trasporto autonomo stanno già utilizzando robot terrestri per effettuare consegne commerciali all’interno di ambienti chiusi come i campus universitari e le località del centro. Nuro, una società di robotica autonoma, insieme a Dominos Pizza, spera di commercializzare tali consegne a Houston, in Texas, molto presto. Credo che le consegne di droni/robot potrebbero essere la prossima ondata, dati i costi e l’efficienza in termini di tempo ottenuti rispetto ai metodi convenzionali che dipendono dalla tua amichevole persona che fa le consegne di quartiere. 

I produttori automobilistici come Ford, Toyota e GM hanno testato con successo i loro veicoli autonomi per i servizi di consegna di cibo negli Stati Uniti in quella che promette di essere una marea di tecnologia dei veicoli autonomi utilizzata dalle piattaforme alimentari online. 

È un affare brutale 

Resta il fatto, tuttavia, che nonostante i massicci ricavi e investimenti, le società di consegna di cibo continuano a lottare con la redditività, principalmente a causa dei loro alti tassi di cash burn. Il prezzo predatorio è una strategia ampiamente utilizzata per battere la concorrenza in cui le aziende ingoiano una perdita sulla transazione sovvenzionando in modo significativo il costo del pasto. L’affidabilità logistica e la qualità del prodotto sono al di fuori del loro controllo poiché questi servizi sono appaltati ad altre parti. Se un cliente non è soddisfatto di uno degli elementi, l’azienda alimentare online deve sopportare la

sanzione pecuniaria. Infine, la frode lungo la catena del valore, sia attraverso consegne “fantasma” manipolate da ristoranti o scappatoie di sicurezza informatica legate ai pagamenti digitali, sta emergendo come un fattore sempre più importante per il business. Come risultato di queste tendenze, diverse aziende non sono state in grado di resistere al caldo in cucina e sono uscite dall’attività. Ciò che è stato sconcertante è stato il modello di fallimento. 

Solo nel 2019, Munchery, con sede negli Stati Uniti, ha chiuso le attività dopo aver ricevuto finanziamenti per oltre 120 milioni di dollari a causa di un tasso di cash burn estremamente elevato e di ambiziosi piani di espansione che non sono riusciti ad attrarre nuovi investitori. Ferita da una base di clienti limitata, 5.4, un’azienda australiana che fornisce cibo sano su misura, ha chiuso un negozio. E, più recentemente, Amazon Restaurants ha chiuso le sue attività a causa della forte concorrenza e della sua incapacità di migliorare la sua penetrazione nel mercato statunitense. 

Innovare per avere successo 

Uno chef è buono solo come il suo prossimo piatto. Allo stesso modo, innovare o morire è un credo che determinerà il futuro delle aziende di consegna di cibo online. Uno di questi concetti innovativi che è esploso sulla scena è quello delle cucine “dark” o “cloud”, essenzialmente strutture commerciali dedicate a servire ordini da asporto online. Il costo notevolmente inferiore dell’investimento di capitale richiesto per questa configurazione, rispetto a una struttura di ristorazione in piena regola, consente di offrire cibo a tariffe più economiche. Le società di consegna di cibo online stanno collaborando con aziende di terze parti che costruiscono e/o gestiscono questi stabilimenti e stanno persino investendo in esse stesse per preparare il cibo con marchi diversi. Ad esempio, Swiggy in India gestisce il proprio servizio di cucina cloud chiamato The Bowl Company che prepara i pasti per l’attività di consegna di Swiggy. 

Un’altra interessante strategia di crescita che le aziende di consegna di cibo online stanno esplorando è fare un passo indietro nella catena di approvvigionamento alimentare. Si stanno integrando nella catena di consegna nella fase delle materie prime, consegnando queste merci dagli agricoltori o dai produttori ai magazzini, distribuendo anche le forniture da questi magazzini ai ristoranti e ad altre attività di preparazione dei cibi. Zomato, ad esempio, sta allestendo in modo aggressivo giganteschi magazzini in tutta l’India per conservare prodotti freschi, assicurando così non solo il mantenimento degli standard di qualità, ma anche la riduzione dei costi di approvvigionamento alimentare. Il risultato finale è un pasto a basso costo e di alta qualità per il cliente poiché Zomato è l’intermediario in tutti gli aspetti del pasto, dall’approvvigionamento degli ingredienti fino alla cottura del pasto in una cucina cloud, guadagnandosi l’appellativo di settore di essere un ” giocatore “full stack”. 

Oggi, solo l’11% della popolazione mondiale ha accesso a piattaforme di consegna di cibo. Prevedo un’accesa lotta per il cibo all’orizzonte mentre le aziende si espandono e innovano in modo aggressivo per accaparrarsi più pance e portafogli. Entro la fine del prossimo decennio, credo che sarà più efficace, in termini di tempo, costi e sforzi, ordinare letteralmente qualsiasi tipo di cibo si desideri e farselo consegnare a domicilio da un drone/robot, piuttosto che passare un’altra noiosa serata a sudare in cucina. Ma poi di nuovo, potresti non avere più una cucina in cui cucinare.

Questo articolo è stato scritto con il contributo di Viroop Narla, Team Leader del gruppo Business Strategy & Innovation di Frost & Sullivan, e autore principale di uno studio pubblicato di recente dal titolo “Future of Global Online Food Delivery Services Market“. 

(*) Sarwant Singh. Sono un Managing Partner di Frost & Sullivan, Regional Leader delle sue operazioni in Medio Oriente, Africa e Asia del Sud (MEASA) e capo della Global Practice dell’azienda per I Team Mobility, Aerospace, Defence & Security. Sono anche il fondatore di un gruppo di think tank che lavora sulle tendenze future (Mega). Io e il mio team siamo stati i pionieri dell’approccio “Macro to Micro” nell’analisi dei Mega Trends nel 2008, che da allora è stato provato e testato con le aziende Fortune 1000 nello sviluppo di opportunità di spazi bianchi. Sono autore di “New Mega Trends”, pubblicato nel 2012 con Palgrave Macmillan, che da allora è stato venduto in più di 30 paesi ed è attualmente tradotto in cinese per un’uscita sul mercato cinese nel 2014. Sono consulente di aziende Fortune 1000 (clienti come P&G, Ford, Philips, BMW, gruppo Fiat, Nissan, Toyota e UNIDO). Sono un ingegnere e ho un MBA della Leeds University Business School, per la quale ora sono membro del loro Advisory Board. Ho anche fatto un corso per dirigenti alla Kellogg School of Management. Sono un noto leader di pensiero e un carismatico futurista che combina l’acume ingegneristico con una forte esperienza commerciale. 

Fonte: https://www.forbes.com/sites/sarwantsingh/2019/09/09/the-soon-to-be-200b-online food-delivery-is-rapidly-changing-the-global-food-industry

 

© Marco Giustini – 2021 Licenza Creative Commons  Questo testo e le traduzioni al suo interno sono rilasciate sotto la licenza Creative Commons https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/it/

Abbadessa (Hines): «I nuovi condomini? Canone unico per casa, palestra e coworking»

di Fabio Savelli, Corriere della Sera 15 gennaio 2021

«Il futuro? Il leasing abitativo. Affitti a canoni calmierati in grandi città come Milano ma in condomini di ultima generazione, con servizi a valore aggiunto come aree coworking, palestre, spazi giochi per i bimbi e supporto di baby-sitter. Una casa che è anche un po’ in ufficio vista l’esplosione dello smart-working ma senza perdere l’aspetto relazionale del lavoro che si può recuperare anche condividendo scrivania e pc col vicino di casa». Anno 2021, benvenuti nel nuovo modo di abitare innescato dall’era Covid. Una rivoluzione copernicana che Mario Abbadessa, numero uno del colosso Usa dell’immobiliare Hines, intende intercettare colmando una domanda di mercato finora poco coperta. «Senza avere un approccio speculativo, con rendimenti meno attraenti rispetto a quelli basati sullo sviluppo di progetti immobiliari di lusso, ma orientandosi alla classe media che fa fatica a trovare una soluzione flessibile sul mercato libero senza sobbarcarsi investimenti troppo a lungo termine».

Prima sorpresa: il mutuo non conviene più nonostante i tassi al minimo storico?

«Io stesso vivo in affitto a Milano con moglie e figli. Comprare casa rischia di essere troppo vincolante. Con le vite che abbiamo, i cambiamenti che stiamo vivendo e i cicli di lavoro ormai sempre più corti la soluzione è l’affitto. Ma a canoni calmierati. Un prezzo fisso, non esorbitante, che includa però nel costo una serie di servizi che attualmente non abbiamo. Servono edifici di nuova generazione, con i migliori standard di efficienza energetica anche a tutela dell’ambiente, ma con una serie di spazi condivisi per coprire l’esigenze dello smart-worker che però ha bisogno anche di fare sport, per i bisogni dei figli con la didattica a distanza e il parco sotto casa per giocare con gli amici, di un’area barbecue per il week end. La casa diventerà come l’automobile. Con i servizi che conteranno più delle mura. Senza lasciare le città contenitori dei nostri lavori e fatte di stimoli e crescita».

Seconda sorpresa: quando usciremo dalla pandemia non ridurremo la densità abitativa delle città?

«Mi spiace deluderla. Vivremo ancora in città, ma in modo diverso. Abbiamo appena deciso di investire insieme a Prelios guidata da Palenzona 180 milioni per il complesso di Porta Vittoria per riqualificare un’area a due passi dall’aeroporto di Linate. Perché crediamo di poter rilanciarla per restituire alla città un parco di circa 40 mila metri quadrati, collocando sul mercato oltre 200 unità immobiliari in affitto a canoni accessibili già entro il primo semestre 2022. Quest’anno investiremo un altro miliardo su Milano».

Perché Milano, che ha subito una battuta d’arresto?

«Perché l’Italia avrebbe bisogno del modello-Milano invece. Servizi efficienti, progetti veloci grazie ad un’amministrazione competente. I nostri investitori, principalmente americani, ritengono che la città rappresenti un buon modo di allocare i risparmi. Stiamo investendo anche a Firenze e stiamo valutando anche di farlo a Roma. E la sorprendo: nonostante l’instabilità politica, evidente in questi giorni, ed economica, l’Italia è invitante».

Ammetterà però che il mercato degli uffici uscirà ammaccato.

«Tutt’altro. Gli uffici dovranno essere soltanto ripensati ma le aziende continueranno ad investirci anche in centro città. Meno postazioni fisse, ma serviranno aree cucina e spazi per le conferenze e di rappresentanza. Senza contare i coworking. Abbiamo portato WeWork con un edificio in via Mazzini a Milano, un modello complementare all’ufficio tradizionale».

Ma il retail fisico è a dura prova: che senso ha investire in progetti di ammodernamento di negozi?

«Il retail sta soffrendo ma non in centro città. I centri commerciali rischiano la desertificazione, il resto no. Quando usciremo da questa emergenza torneremo in negozio. Abbiamo portato Uniqlo a Milano a piazza Cordusio perché le persone fanno acquisti partendo da un’esperienza. Convivranno gli acquisti fisici con quelli online».

E gli studenti? Forse non prenderanno casa se possono studiare a distanza

«Prenderà invece sempre più il concetto di studentato. Perché chi studia ha bisogno di condividere ma a canoni contenuti».

Il Community Land Trust costruisce alloggi sociali per frenare la crisi dell’accessibilità economica della casa

di Brittany Ebeling | Shareable, Le comunità europee stanno adattando il modello statunitense del community land trust per mitigare la crisi dell’accessibilità economica degli alloggi. Mentre i trust negli Stati Uniti derivavano dal movimento per i diritti civili con l’obiettivo di garantire l’accesso alla terra per i contadini neri del sud, i paesi europei hanno applicato la logica del movimento alle sfide rurali e urbane e la sua diffusione è stata ampia dal ricco nord-ovest all’ est. Bruxelles in Belgio, conosciuta come la “capitale d’Europa”, è una delle tante città in tutto il mondo che stanno affrontando una pressione crescente sul loro stock di alloggi a prezzi accessibili. Sede dell’Unione europea e di una pletora di altre istituzioni politiche internazionali, la città ha dovuto affrontare un dilemma di politica pubblica tutto suo: meccanismi insufficienti per gestire la crisi abitativa che colpisce fasce della popolazione emarginata della città. All’inizio degli anni 2000, le famiglie a basso reddito sono state colpite da due problemi contemporaneamente: un rapido aumento del costo degli alloggi sul mercato privato (raddoppiato dal 2000 al 2010) insieme a disposizioni in materia di alloggi sociali insufficienti . Nel 2016, l’edilizia sociale comprendeva solo il 7,3% del patrimonio abitativo del paese, una delle quote più basse in Europa. Mentre il welfare state del Belgio aveva storicamente spinto i beneficiari verso la proprietà della casa attraverso crediti d’imposta, sussidi e strumenti correlati, queste misure si sono rivelate inefficaci per promuovere l”acquisto della casa nel mercato immobiliare esistente da parte dei cittadini economicamente precari. Ironia della sorte, questa crisi dell’accessibilità economica è stata concomitante con un rapido aumento del patrimonio immobiliare della città: gli immobiliaristi, strettamente legati al settore della finanza speculativa, hanno realizzato quasi il doppio del numero di case rispetto ai dieci anni precedenti. Nel 2012 è stato formato il Community land trust “CLT Brussels” da più di quindici associazioni comunitarie e organizzazioni per il diritto alla casa, molte delle quali avevano visitato il Trust a Burlington, VT (Usa) per vedere se la strategia di quella città per rimuovere la terra dai mercati speculativi, potesse essere trasferita oltre l’Atlantico. Usandolo come modello, il trust di Bruxelles ha formulato strategie per rimuovere la terra dal mercato speculativo nel Belgio urbano preservando nel tempo l’accessibilità economica, formando la base per quella che è stata chiamata la piattaforma per la creazione di un trust fondiario comunitario. Il trust di Bruxelles funziona mantenendo la proprietà del terreno su cui sono costruiti gli edifici, mentre i residenti diventano proprietari a pieno titolo degli edifici stessi. Con il costo dell’edificio separato dal valore di mercato del terreno su cui sorge (utilizzando contratti di locazione di 50 anni, continuamente rinnovati), l’accessibilità diventa possibile. I criteri di residenza mirano a consentire ai residenti finanziariamente precari di rimanere nei loro quartieri, molti dei quali si trovano nella “mezzaluna” a basso reddito della città. I criteri – fasce di reddito, ad esempio – si applicano ai figli dei residenti, che possono ereditare la casa e trasmetterla generazionalmente fintanto che vivono personalmente nella casa e soddisfano gli stessi criteri dei loro genitori. Se il loro reddito supera i limiti di ammissibilità, escono e ricevono il valore del loro investimento ed una parte del plusvalore della casa. Come alcuni degli esempi americani osservati dai fondatori, gli organi decisionali e di governo del trust riflettono le diverse parti interessate che lo hanno originato. Il suo consiglio direttivo di 15 membri è composto dai cinque partner promotori, da cinque membri della comunità e da cinque rappresentanti del governo regionale che sostiene il trust. In qualità di governo regionale responsabile della definizione di politiche abitative generali, funge da partner di finanziamento che offre le garanzie finanziarie nelle attività e negli acquisti di terreni, sebbene un ampio sostegno per il trust fondiario sia arrivato anche dall’Unione Europea attraverso il progetto Sustainable Housing for Inclusive and Cohesive Cities (SHICC), da governi municipali e finanziamenti dell’Unione europea. Il finanziamento del progetto SHICC, che ha ricevuto una proroga per un altro anno, sostiene in particolare le iniziative urbane, non quelle rurali. A sua volta, il trust ha attivamente sostenuto l’emergere e lo sviluppo di altri trust fondiari in tutto il continente condividendo approfondimenti a conferenze, workshop e attraverso contatti regolari con i leader della comunità. Ad esempio, i leader del trust e del quartiere Bijlmer di Amsterdam si sono riuniti nel 2018 per un workshop di “design sprint” per immaginare collettivamente un fondo olandese nell’area di Bijlmer. Oggi, Grond van Bestaan ​​(Grounds of Existence) è un’altra propaggine del movimento fiduciario olandese, che comprende sia terreni urbani che agricoli. È prevista anche una conferenza che unirà vari trust europei. Oltre al sostegno finanziario, il governo regionale fornisce anche un meccanismo per accedere a riferimenti informali a prospettive redditizie di acquisto di terreni all’interno della città. Secondo Geert de Pauw del trust, il lobbismo politico attivo e le campagne pubbliche forniscono la base per il loro sostegno politico e l’acquisizione di terreni, e le relazioni positive con i funzionari del governo locale di Bruxelles hanno mantenuto aperta la comunicazione sui terreni a costo ridotto. Queste attività sono supportate dal gran numero di dipendenti a tempo pieno del trust, cosa rara sul campo. Sebbene molte acquisizioni di terreni fiduciari siano effettuate da un rinvio informale dalla città, non è l’unico percorso verso la crescita. Una recente iniziativa, finanziata attraverso il Fondo europeo per l’azione innovativa urbana , ha reso disponibile una parte del finanziamento per un nuovo progetto abitativo in tempi brevi. Data la fretta, il trust si è leggermente discostato dal suo tradizionale processo di ideazione partecipativa per mettere in sicurezza un terreno che era già stato programmato per lo sviluppo e predisposto per diventare parte del trust. Inoltre, ha acquisito edifici e terreni come doni, acquisti nei mercati delle aste fondiarie e tramite altri riferimenti. L’intenzione di crescere ha spinto il trust di Bruxelles a formare una cooperativa che lavorerà in tandem con l’organizzazione esistente, aprendo la possibilità ai membri di acquistare azioni, ampliare la partecipazione dei cittadini non membri e di altre parti interessate al lavoro dell’organizzazione e consentire futuri doni parziali di terreni o edifici. Secondo De Pauw, questa forma di partecipazione estenderà la sua portata offrendo ai cittadini che vogliono sostenere azioni di fiducia la possibilità di acquistare azioni che possono essere utilizzate per acquistare terreni urbani. La domanda per il land trust è evidente, con 400 famiglie e individui in lista d’attesa per l’alloggio. Anche prima che una casa sia definitivamente messa a loro disposizione, i futuri proprietari sono tenuti a versare un canone mensile di 10 euro in un fondo di risparmio da applicare al loro futuro acquisto di casa. Sebbene in gran parte simbolica (e restituita se un membro lascia la lista di attesa), questa pratica di investimento riflette un passo tangibile verso la concreta proprietà della casa. Quando la terra è protetta, i residenti hanno voce in capitolo nella progettazione del quartiere o dell’edificio, in particolare negli spazi comuni come giardini, lavanderie e aree riunioni. Questo processo e l’enfasi sugli spazi condivisi riflettono uno dei principi fondamentali del Land Trust: promuovere la coesione sociale in un paesaggio urbano sempre più diversificato. In contrasto con la carenza di altre protezioni legislative o strumenti politici per tenere il passo con la finanziarizzazione degli immobili speculativi in ​​città, il trust sta rispondendo al problema dell’accessibilità abitativa della città. Il trust collabora e si riunisce regolarmente con altri trust a Lille, Londra, Bristol, Ghent e altri poiché questo non è un problema esclusivo di Bruxelles. Il successo del trust nell’assicurarsi alloggi a prezzi accessibili lo segna come un esempio di soluzioni abitative basate sui beni comuni alla crisi dell’accessibilità economica. Altre città farebbero bene a osservare i suoi successi e ad applicare la proprietà fondiaria democratica e basata sulla comunità come mezzo per preservare alloggi a prezzi accessibili per sempre nei loro domini. ## Ulteriori informazioni sui Community Land Trusts qui. Autore:  Brittany Ebeling è una Community Land Trust Associate presso lo Schumacher Center for a New Economics. Ha conseguito un master in Politica urbana presso Sciences Po Paris

Casa Etica. Dopo 30 mesi coabiteremo con le Mimose

Era il 10 luglio del 2018, nei tempi in cui ci si incontrava senza timori…..

Iniziammo 30 mesi fa il percorso per cercare concretezza ad un progetto di coresidenza, “cohousing”. Attorno al tavolo della sala riunione negli uffici di Banca Etica eravamo una quindicina, socie e soci dei GIT del Lazio, della Associazione Agapanto, persone di altre provenienze. Incontri e riflessioni si sono susseguiti, ricerche di spazi e contatti, si sono fatti conti e progetti, visitati siti più o meno grandi.  Tutto alla luce di un Manifesto condiviso che ci dava la traccia dei criteri per la nostra ricerca.

L’avventura iniziata allora segna una prima tappa: un primo nucleo di persone darà il via in città ad una coresidenza urbana a Roma che mette in pratica i principi del Manifesto di Casa Etica stilato nel novembre 2018.

Eccoci quindi a via delle Mimose 6 nel quartiere di Centocelle, a pochi passi dal Parco e dalla Metro C, dove, al posto di una carrozzeria, si costruirà una struttura in bioedilizia con sei unità abitative al cui progetto si sta cooperando con l’architetto progettista. Attualmente pronti a posare la prima pietra, pardon la prima trave, siamo in quattro e due appartamenti sono a disposizione per chi, con noi, vuol dare l’avvio a questo cohousing urbano romano rispettando il nostro Manifesto.

I tempi sono relativamente brevi perché le tecniche costruttive utilizzano pannelli prefabbricati ed in loco vengono solo montati sulle fondamenta, per cui non si esclude che fra un anno potremmo essere già entrati  nella nuova casa!

Racconteremo e daremo informazioni a chi ci scriverà a 6dimimose6@gmail.com

Fonte: https://bancaetica.it/git/lazio-sud/articolo/dopo-30-mesi-coabiteremo-con-le-mimose

Cooperative di case per studenti in Inghilterra

Il mercato degli alloggi per studenti non riesce a fornire case decenti e a prezzi accessibili. Gli affitti sono in aumento e il benessere degli studenti soffre per il declino delle condizioni. Gli studenti stanno prendendo il controllo e avviando cooperative edilizie per migliorare il loro benessere, gli affitti e le condizioni di vita, vivere in case a prezzi accessibili che gestiscono e controllano, accquisire una vasta gamma di preziose competenze ed esperienze di vita, conoscere i valori, la cultura e le pratiche della cooperazione. Con diverse cooperative edilizie per studenti che già operano con successo nel Regno Unito, sappiamo che è un modello che funziona! https://www.studenthomes.coop

Community Land Trusts: un approccio autogestionario alla casa

di Tom Wetzel, 2002 (Traduzione italiana di Marco Giustini)

I Community Land Trusts (CLT) sono stati formati in un certo numero di comunità locali negli USA, in risposta al disinvestimento (1) o alla “gentrificazione” (2). Il CLT acquista la terra per porla permanente fuori del mercato e renderla disponibile per un uso comunitario. E’ una organizzazione democratica, il cui obiettivo è di ridare potere ad una comunità locale di determinare come deve essere usata la terra nella propria zona. Il CLT può ristrutturare costruzioni esistenti per renderle abitabili, costruirne di nuove o attuare altre attività di sviluppo. In generale, gli obiettivi tipici dell’approccio di un CLT sono:

  • Controllo dei residenti sulle case
  • Controllo della comunità sull’uso della terra e sullo sviluppo
  • Sottrazione della terra e della casa al mercato speculativo
  • Messa in atto di un meccanismo per cui la casa rimane permanentemente accessibile, in termini di costi di acquisto, alle persone a basso/medio reddito, cioè alla classe lavoratrice

I residenti sono proprietari degli immobili mentre il CLT mantiene la proprietà della terra: questo è il modo con cui viene messa in opera la de-mercificazione della terra. Gli appartamenti di un CLT non possono essere venduti a prezzi di mercato, perchè c’è una clausola nel contratto di “ground lease” (3) tra CLT ed acquirente dell’appartamento, che abilita il CLT a riacquistare l’appartamento ad un prezzo prestabilito, qualora il residente lo voglia vendere. Il CLT in questo modo preserva l’interesse della comunità locale ad avere permanentemente case a prezzo accessibile.

Nei decenni recenti la maggior parte dello sviluppo di edilizia non-profit in Usa, è stata messa in atto dalle Community Development Corporations (CDC), per mezzo dell’acquisto di case da affittare. Le CDC variano considerevolmente tra loro nel modo di agire, ma nella maggior parte manca la partecipazione democratica degli affittuari delle comunità in cui operano. Spesso i loro comitati di gestione si auto-perpetuano, presidiando i posti di comando con una gerarchia sul modello delle imprese. Generalmente la relazione tra affittuari di appartamenti di questo tipo e dirigenza delle CDC è identica a quella di affittuari di appartamenti privati e for-profit. Inoltre, a volte non c’è neanche la permanente accessibilità degli appartamenti che dovrebbe essere un fine statutario delle CDC.

Il Community Land Trust differisce da un tipico CDC nel porre la possibilità di un approccio autogestionario alla casa. L’auto-gestione è infatti incapsulata nel seguente principio informatore:

Ogni persona deve potersi pronunciare in merito a decisioni che lo riguardano ed il grado di pronunciamento deve essere proporzionale al livello di impatto che quelle decisioni hanno sulla sua vita.

Chi vive in un appartamento è maggiormente influenzato di chiunque altro dalle decisioni che lo riguardano; quindi deve avere il controllo su ciò che influenza lo spazio in cui vive. Nel modello del CLT ciò è implementato per mezzo del controllo dei residenti sulle case. Ma l’uso della terra ed il prezzo delle case influenza la vita di ogni appartenente ad una comunità; quindi ognuno deve essere posto in grado di pronunciarsi su ciò.

Il “ground lease”, l’affitto della terra sottostante gli edifici (3), dà alla comunità il diritto di parola su ciò che riguarda gli edifici che insistono sulla terra di un CLT. Le decisioni su cui si pronuncia un CLT sono quelle che hanno un impatto sulla comunità circostante. La comunità può controllare il tipo di uso o le modifiche importanti effettuate sugli edifici, e può specificare i livelli minimi di manutenzione. Se la cooperativa edilizia o l’associazione dei proprietari di case non garantisce le sue obbligazioni finanziarie, può subentrare il CLT.

Il modello del community land trust funziona all’interno della struttura legale della proprietà immobiliare, ma allo stesso tempo la modifica, implementando l’autogestione dei residenti di case e l’autogestione dello sviluppo edilizio da parte delle comunità locali, nel contesto dell’esistente società capitalista.

Il modello “fee simple”, cioè la piena proprietà (4) della terra e e della casa, è stata storicamente favorita in Usa dalle leggi e dalle pratiche comuni. Terra e casa sono merci, vendute ed acquistate al più alto prezzo di mercato che un acquirente volontario può pagare ad un venditore volontario. Il ciclo dell’investimento capitalista nel settore immobiliare è basato su questo status di merce della terra e delle case.

Il modello “fee simple” della proprietà immobiliare è un insieme di diritti, che dà molti vantaggi a chi possiede una casa. Si può controllare lo spazio dove si abita, personalizzarlo e rimodellarne gli interni come si desidera. Si è liberi dai capricci e dalle intrusioni di un proprietario che affitta casa. Avendo un mutuo a tasso fisso, si è liberi dai periodici incrementi dell’affitto. Se si abita in una casa indipendente, si è anche liberi di aggiungere parti all’edificio e di rimodellare gli esterni; è inoltre disponibile spesso un giardino per giocare e fare giardinaggio.

D’altra parte però, lo status di merce di una casa significa che la stessa può essere usata come investimento, un modo per lucrare sull’apprezzamento del valore di mercato.

In un CLT, le due componenti della proprietà immobiliare, terra e immobile, vengono separate. I residenti non possiedono la terra sotto gli edifici di loro proprietà. La terra è permanentemente posta fuori dal mercato. Il diritto di fare profitto attraverso un’investimento speculativo è rimosso ponendo una restrizione permanente sul prezzo di rivendita dell’immobile. Invece le altre componenti della proprietà sono mantenute, come il diritto di occupazione dell’immobile ed il diritto di controllare cosa fare del proprio spazio.

“Sei da solo, Jack” è il tradizionale approccio alla casa in Usa. E’ l’assunzione che ognuno è solo nella ricerca di un alloggio abitabile all’altezza dei propri mezzi. Ma non tutti hanno il reddito, le competenze e l’esperienza per fare questo con eguale successo.

Se i tuoi genitori sono proprietari della casa in cui sei cresciuto o se la gestione finanziaria è parte del tuo lavoro, hai nelle mani pezzi di conoscenza che sono utili per il successo nella gestione di una proprietà. Date la concentrazione dell’ “expertise” al top della piramide economica e le pesanti ineguaglianze della società americana, non tutti hanno la stessa opportunità di acquisire questo tipo di conoscenza.

Se le persone a basso reddito sono abbandonate a sè stesse in una cooperativa edilizia singola, esse possono essere preda di gestori non scrupolosi o di aziende immobiliari. Ma il problema è generale e non è limitato solo alla gente a basso reddito. Un condominio a volte può realizzare di non avere abbastanza fondi per riparare un tetto dopo aver fatto un acquisto avventato di materiali costosi per il proprio palazzo.

Uno dei ruoli di un community land trust è di risolvere problemi come questi, aiutando le associazioni dei residenti ad organizzare la gestione e a condividere le conoscenze. L’assunzione “sei-da-solo” dell’abitare basato sul mercato è così rimpiazzato da un approccio più collaborativo, in cui la conoscenza ed i rischi sono condivisi, le risorse sono messe in comune, e la sicurezza collettiva fa aumentare la sicurezza individuale. L’approccio del CLT in questo modo incorpora la pratica del “mutuo aiuto.”

L’idea della “proprietà limitata” si fonda sul fatto che la restrizione sul prezzo di rivendita della casa assicura la disponibilità futura, in termini di accessibilità di prezzo, alla classe lavoratrice. La debolezza del modello delle cooperative edilizie a proprietà condivisa individuali consiste nel fatto che i membri della cooperativa hanno un interesse personale a rompere le restrizioni sul prezzo di rivendita, quando vogliono vendere. Queste cooperative esistono nel contesto del mercato immobiliare governato dal mercato, che permette il profitto speculativo.

I proprietari immobiliari e le istituzioni finanziarie non hanno interesse nel mettere in atto restrizioni al prezzo di rivendita. I membri di cooperative edilizie a proprietà condivisa spesso hanno rotto le restrizioni sui limiti del prezzo di rivendita, convertendo i loro edifici in una cooperativa con prezzi di mercato.

Un esempio: Negli anni 60 la International Longshoremen’s Union e la Warehousemen’s Union crearono una cooperativa a proprietà condivisa di 300 unità in St. Francis Square, a San Francisco, Usa. Un certo numero degli originali proprietari recentemente hanno cominciato a vendere, per andare a vivere altrove da pensionati o per donare una dote ai nipoti. Negli anni recenti i prezzi immobiliari a San Francisco hanno subito una inflazione che ha reso vendere una prospettiva succosa. Per questo motivo i membri della cooperativa hanno recentemente votato per rompere i limiti al prezzo di rivendita.

Il modello del CLT è costruito per essere una soluzione a problemi come questo. I Community land trusts hanno di solito due tipologie di membri. Un gruppo è formato dai residenti che hanno la proprietà di case individuali, in condominio oppure che hanno quote in cooperative che sono sul terreno del CLT. Essi hanno un contratto di affitto della terra del CLT (“ground lease”) e sono chiamati “locatari.” Attraverso la comunicazione e l’organizzazione comunitaria, il CLT facilita l’adesione alla comunità anche di altri membri – i “non-locatari” – che supportano gli obiettivi del CLT allo stesso modo delle persone che sono alla ricerca di una casa a basso costo.

I locatari ed i non-locatari eleggono uno stesso numero di rappresentanti nel consiglio di gestione (“board of directors”) del CLT. Molti CLTs hanno diviso le votazioni dei due gruppi alle assemblee dei membri, richiedendo però un accordo tra entrambi i gruppi sulle questioni più importanti. L’idea è di bilanciare gli interessi dei residenti che possiedono case con l’interesse più ampio della comunità. Una struttura del genere rende maggiormente difficile la rimozione delle restrizioni al prezzo di rivendita, rispetto ad una cooperativa edilizia singola. In questo modo il CLT diventa il soggetto che rende possibile l’obiettivo comunitario della de-mercificazione della casa.

Il modello del CLT è quindi un approccio alla casa, fuori dal mercato, non-statalista ed autogestionario.

E il potenziale autogestionario del modello del CLT può svilupparsi in molti modi.

Anzichè essere basato sulla tipica gerarchia dellla organizzazione non-profit (ONG), in cui gli impiegati sono gestiti da un Direttore Esecutivo che risponde ad un Comitato di Gestione (Board of Directors), l’organizzazione di un CLT è basata su periodiche assemblee generali dei membri, in cui si discutono e si approvano le decisioni chiave ed in cui il Comitato di Gestione, eletto dai membri, negozia i compiti lavorativi ed il compenso con il collettivo autogestito degli impiegati.

L’autogestione può inoltre essere estesa alla costruzione ed alla progettazione delle case. Nel testo “The Production of Houses”, Christopher Alexander descrive un progetto degli anni 70 a Baja California, in cui un gruppo di famiglie messicane furono partecipanti attivi nella progettazione delle case che furono costruite per loro. Per facilitare questo processo, Alexander sviluppò un set di elementi progettuali modulari, che rappresentavano le varie possibili opzioni progettuali, ed una tecnica per integrare le varie selezioni progettuali nel processo di costruzione delle case.

Per ridurre i costi a cui far fronte individualmente per ogni appartamento, i membri delle famiglie, a vari gradi, sono coinvolti nel lavoro di costruzione delle case.

Nel caso descritto da Alexander, come risultato del processo di auto-progettazione si è avuto che ognuna delle case era unica, riflettendo le particolari prorità della famiglia che andava ad abitarla.

Inoltre, attraverso un CLT, una comunità può decidere quali servizi creare e quale forma di sviluppo economico deve essere messa in atto, per assicurare non solo una casa ai residenti ma anche spazi produttivi e di lavoro.

Per favorire l’autogestione, gli spazi possono essere assegnati a cooperative autogestite di lavoratori. Per esempio, un network cittadino di CLT può decidere di dare spazi ad un network di spacci alimentari autogestiti dai lavoratori. Allo stesso modo il principio dell’autogestione può essere applicato ai servizi sociali sviluppati per la comunità, e così di seguito, all’interno di una visione più grande di una Società che si autogestisce.

© 2002 Tom Wetzel – Traduzione italiana di Marco Giustini


L’Autore:

Tom Wetzel è membro del collettivo Workers Solidarity Alliance, Presidente del Community Land Trust di San Francisco (Usa) e co-autore del libro “Globalize Liberation – How to Uproot the System and Build a Better World” – City Lights Books (2004) – Questo testo è tratto dal suo sito: http://www.uncanny.net/~wetzel/housselfman.htm

Note del Traduttore:

(1) disinvestimento: non è chiaro a cosa si riferisca il termine in questo contesto. Potrebbe intendersi il disinvestimento in edilizia popolare da parte di Enti Pubblici oppure il disivestimento in termini di manutenzione da parte dei proprietari che lasciano le case sfitte

(2) gentrificazione: secondo la definizione di Wikipedia, il termine gentrificazione si riferisce al fenomeno fisico, sociale, economico e culturale per cui un quartiere cittadino abitato dalla classe lavoratrice (working – class) e/o della zona centrale della città, restaurando le costruzioni e l’ambiente del quartiere, viene convertito in zona per la più ricca classe media (middle – class), con la conseguenza dell’aumento del valore delle proprietà immobiliari e dell’espulsione dal quartiere delle persone più povere. La gentrificazione è un termine complesso e difficile da definire: è un processo estremamente visibile, con inerenti connotazioni di classe, che svolge un ruolo chiave nella definizione della forma fisica e sociale delle città contemporanee. La gentrificazione è connessa al mutamento urbano; nel momento in cui le costruzioni di un quartiere subiscono il rinnovamento e l’abbellimento, gli affitti aumentano con conseguente spostamento dei vecchi residenti a basso/medio reddito che vengono sostituiti da nuovi a medio/alto reddito (vedi yuppies).

(3) “ground lease”: è un termine giuridico Usa traducibile come l’affitto della terra separato dall’affitto/proprietà dell’immobile. Ad esso si contrappone il “fee simple” di cui alla nota 4

(4) “fee simple”: è un termine giuridico Usa traducibile come la più completa proprietà che una persona può avere su un bene. In questo contesto il concetto di “fee simple” è usato per indicare la piena proprietà sia della casa che della terra sottostante.

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito