Il caffè che unisce

AAm TerraNuova, 28 Giugno 2011

Dietro ogni caffè c’è una storia da raccontare. Dagli Usa arriva un nuovo modello di comunità agricola online, che fa incontrare consumatori e produttori di caffè, permettendo così ai piccoli coltivatori di sopravvivere.

Sono brutti periodi per i produttori di caffè, ma anche per le principali torrefazioni nostrane. Il costo della materia prima aumenta e il cliente è sempre molto sensibile al prezzo della tazzina. Un problema che coinvolge anche i principali importatori di materie prime certificate equo e solidali. In America però si stanno trovando nuove forme di partecipazione per accorciare ulteriormente i passaggi di filiera e offrire il contatto diretto con i piccoli produttori, permettendo loro di continuare a esistere.

Alla base del progetto c’è la formula della Community Supported Agriculture (CSA), un modello di produzione e distribuzione di alimenti organizzato e sostenuto dalle comunità locali, che negli Stati Uniti è in forte espansione. Il sistema garantisce il supporto a migliaia di agricoltori e trasformatori alimentari da parte di consumatori interessati non solo alla qualità dei prodotti, ma anche alla relazione diretta con i contadini, partecipando alle spese di coltivazione e diventando quindi autentici «azionisti» del raccolto.

Un meccanismo che si fa strada anche nei gruppi d’acquisto nostrani. Ma con il caffè la questione è un po’ più complessa, per via della distanza fisica tra i luoghi di consumo e di produzione. Per gli amanti della moka è difficile stabilire un contatto diretto con il prodotto e ancor più con le storie che ci stanno dietro, che coinvolgono individui in carne e ossa e svelano il vero volto della tazzina.

Un software che unisce
Con l’aiuto di un software elettronico,  la cooperativa Pachamama Coffee ha creato la CSA del caffè, un network in grado di connettere gli amanti del caffè americani con i contadini di tutto il mondo attraverso la rete. Un nuovo strumento per avvicinarsi al mondo del caffè e al suo «retrogusto», saltando le catene di distribuzione per arrivare direttamente dai contadini che coltivano le varietà più raffinate.
A oggi nel progetto sono coinvolti circa 140 mila contadini, organizzati in aziende di piccole dimensioni, con un’estensione al di sotto dei quattro ettari di terra. «Coloro che sottoscrivono le azioni si assicurano una quota di qualità pregiate di caffè e aiutano i singoli contadini a mantenere in vita le colture tradizionali» assicura il referente del progetto Thaleon Tremain. «Si tratta di una vera forma di relazione e di impegno che va ben oltre la certificazione del marchio su una confezione». Le sottoscrizioni sono flessibili, con l’opzione di selezionare l’acquisto da singoli contadini da regioni specifiche, o di scegliere un pacchetto che comprende diverse origini, includendo paesi come Etiopia, Perù, Guatemala, Nicaragua e Messico. Tutto il caffè, di provenienza certificata Fair Trade, viene consegnato fresco alle torrefazioni californiane, da dove viene poi direttamente spedito agli iscritti.

Un’opportunità di crescita
Mediante una sottoscrizione CSA si aiutano i contadini a guadagnare di più e a preservare la gestione familiare anche per le future generazioni. In più si contribuisce ad assicurare loro una stabilità economica, contro le fluttuazioni continue del mercato che mettono in ginocchio l’agricoltura mondiale. Un modo per far sì che i contadini possano vivere dignitosamente, senza doversi consegnare alla logica dell’occupazione salariata presso grandi e anonime piantagioni. «Sono orgogliosa del fatto che, come coltivatrice, posso permettermi di agire in piena autonomia» ha dichiarato Catarina Yac, coltivatrice diretta di Santa Clara Laguna nel Guatemala. «Ma sono anche contenta di avere uno scambio con persone lontane, da loro si imparano nuove cose». E nel mondo dei ricchi anche un caffè può farci sentire meno soli.

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